Terremoto: arriva il cemento ‘vivente’ che si ripara da solo con batteri ‘muratori’

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Un cemento ‘vivente’, capace di riparare le lesioni provocate da eventi catastrofici grazie a batteri ‘muratori’ modificati geneticamente. E’ stato progettato dai ricercatori coordinati da Martyn Dade-Robertson, dell’universita’ britannica di Newcastle e potrebbe essere utilizzato per costruire fondamenta piu’ sicure che potrebbero ripararsi e persino fabbricarsi da sole. Sara’ presentato domani durante la conferenza dell’Associazione per la della computer grafica (Cad) in Architettura, organizzata ad Ann Arbor, in Michigan. I ricercatori si sono ispirati al batterio realizzato da un gruppo di studenti della stessa universita’, chiamato BacillaFilla, in grado di riparare lesioni nel calcestruzzo grazie alla produzione di carbonato di calcio e una colla a base di zuccheri. Nel loro caso, pero’, i ricercatori hanno utilizzato un batterio intestinale comune, l’Escherichia coli.

Il primo passo e’ stato individuare i geni del batterio che rispondono ai cambiamenti di pressione dell’ambiente che li circonda. Il secondo e’ stato modificare il Dna del batterio in modo da produrre una proteina che si illumina quando si ‘accendono’ i 122 geni sensibili ai cambiamenti di pressione. Il prossimo passo in programma sara’ sostituire il gene che produce la proteina fluorescente con geni che fabbricano sostanze simili a quelle prodotte dal BacillaFilla e che si dovranno attivare quando si percepiranno movimenti del suolo e cambiamenti di pressione. La produzione del ‘biocemento’ sara’, inoltre, controllata da un software in grado di prevedere come il microrganismo reagisce alle forze nel sottosuolo, come la pressione dell’acqua. ”E’ un campo davvero emozionante” ha osservato Robertson. ”Stiamo cercando di creare un materiale – ha aggiunto – che potrebbe avere ampie applicazioni architettoniche, ad esempio potrebbe essere usato anche per creare le basi degli edifici senza bisogno di scavare trincee e riempirle con il cemento”.