Terremoto Centro Italia: nell’Appennino una complessa rete di faglie

Il sistema di faglie che ha generato i terremoti del 24 agosto e del 28 ottobre è molto complesso: “Se studiamo la faglia di Sant’Andrea sappiamo di trovarci davanti a un oggetto continuo, che si estende per centinaia di chilometri e quando lungo quella faglia avviene un terremoto sappiamo che ad attivarsi sono porzioni diverse dello stesso sistema. Studiare il sistema di faglie dell’Appennino e’ completamente diverso: le faglie appenniniche sono infatti frammentate, al punto che nell’Italia Centrale la loro estensione media e’ compresa fra 10 e 20 chilometri, mentre a Sud riesce a raggiungere 40 o 50 chilometri,” ha spiegato il sismologo Gianluca Valensise, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Le faglie sono “collegate fra loro in un rapporto dinamico“, tanto che il sisma di ieri è “sicuramente collegato a quello del 24 agosto scorso nel Reatino: se non ci fosse stato il terremoto del 24 agosto, quello di ieri probabilmente sarebbe forse arrivata fra 10 o 100 anni“, ha rilevato. Ogni sisma che avviene nell’Appennino può risvegliare “tante faglie diverse“, generalmente orientate nella direzione che va da nordovest a sudest: ne consegue movimento estensionale, una sorta di stiramento della crosta terrestre in corrispondenza dell’Appennino ed un allargamento dell’Italia Centrale. E’ un processo graduale, ma continuo, che avanza di qualche metro per millennio, dalla Lunigiana allo Stretto di Messina. Anche se è un sistema noto ai sismologi, “delle incognite ci sono sempre“: la faglia che si è attivata ieri non aveva mai dato chiari segnali di attivazione.