Accadde oggi: nel 1890 nasce il mitico jukebox

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Buon compleanno al mitico e indimenticabile jukebox. La “scatola musicale” che ha fatto da colonna sonora a intere generazioni, vide i suoi natali il 23 novembre del 1890, ovviamente negli Stati Uniti d’America e con precisione a San Francisco, al Palais Royale Saloon. A rendere il suo ricordo ancora più vivido nella nostra memoria sono stati soprattutto film e telefilm, primo fra tutti l’indimenticabile Happy Days, dove al mitico Fonzie, bastava colpire il jukebox nel modo giusto per far partire canzoni romantiche e conquistare la ragazza di turno. Nonostante oggi la tecnologia abbia di gran lunga superato quella di quei tempi in fatto musica, la “scatola musicale” mantiene comunque il suo fascino vintage e continua ad attirare collezionisti, appassionati o anche solo semplici nostalgici.

jukebox_01Il primo jukebox nacque dunque nel 1890 da un’idea dell’imprenditore Lois Glass: consisteva in un fonografo di Edison (classe M) incassato in un armadio di quercia. Da qui fuoriuscivano quattro tubi simili a stetoscopi che permettevano a quattro persone di ascoltare musica contemporaneamente semplicemente avvicinando all’orecchio le estremità delle 4 ‘serpentine’. L’apparecchio installato in California dalla Pacific Phonograph Co. in realtà aveva ben poco a che fare con il lettore diventato simbolo del consumismo e dell’America anni ’50. Ma la monetina da inserire per ascoltare un brani musicale c’era anche all’epoca. Da qui il nome originario di ‘nickel-in-the-slot-player’, dato che ai tempi le monete erano coniate proprio con il nickel. Solo negli anni ’30 gli fu attribuito il nome con il quale lo conosciamo oggi: pare infatti che il termine jukebox derivasse dallo slang ‘juke house’, ovvero dalle case di tolleranza in cui la musica era immancabile. L’innovativo apparecchio conquistò subito il mercato e i ‘juke-joint’ divennero i bar in cui si ballava e le ‘juke-bands’ i gruppi musicali che vi si esibivano. Le case produttrici decisero quindi di migliorarlo trasformandolo in un lettore in grado di consentire la selezione tra vari dischi. Scelta che risultò vincente dato che la diffusione della nuova macchina musicale ebbe dell’incredibile. Basti pensare che nel solo 1936 la Wurlitzer vendette più di 40.000 jukebox, record mai uguagliato nella storia. Gli apparecchi prodotti in questi anni avevano il mobile in legno e permettevano di selezionare un massimo di 12 dischi tutti rigorosamente a 78 giri. I dischi erano disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e suonati. Ben presto i modelli si riempirono di materie plastiche illuminate, rifiniture che li rendevano più vistosi e appetibili accendendo una vera e propria corsa all’ultimo modello. La Seeburg fu la prima, nel 1938, a produrre un jukebox decorato, ed ebbe una tale impennata delle vendite che le case produttrici la seguirono a ruota, dando il via ad una spietata concorrenza.

jukebox-a-napoliIl primo jukebox nacque dunque nel 1890 da un’idea dell’imprenditore Lois Glass: consisteva in un fonografo di Edison (classe M) incassato in un armadio di quercia. Da qui fuoriuscivano quattro tubi simili a stetoscopi che permettevano a quattro persone di ascoltare musica contemporaneamente semplicemente avvicinando all’orecchio le estremità delle 4 ‘serpentine’. L’apparecchio installato in California dalla Pacific Phonograph Co. in realtà aveva ben poco a che fare con il lettore diventato simbolo del consumismo e dell’America anni ’50. Ma la monetina da inserire per ascoltare un brani musicale c’era anche all’epoca. Da qui il nome originario di ‘nickel-in-the-slot-player’, dato che ai tempi le monete erano coniate proprio con il nickel. Solo negli anni ’30 gli fu attribuito il nome con il quale lo conosciamo oggi: pare infatti che il termine jukebox derivasse dallo slang ‘juke house’, ovvero dalle case di tolleranza in cui la musica era immancabile. L’innovativo apparecchio conquistò subito il mercato e i ‘juke-joint’ divennero i bar in cui si ballava e le ‘juke-bands’ i gruppi musicali che vi si esibivano. Le case produttrici decisero quindi di migliorarlo trasformandolo in un lettore in grado di consentire la selezione tra vari dischi. Scelta che risultò vincente dato che la diffusione della nuova macchina musicale ebbe dell’incredibile. Basti pensare che nel solo 1936 la Wurlitzer vendette più di 40.000 jukebox, record mai uguagliato nella storia. Gli apparecchi prodotti in questi anni avevano il mobile in legno e permettevano di selezionare un massimo di 12 dischi tutti rigorosamente a 78 giri. I dischi erano disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e suonati. Ben presto i modelli si riempirono di materie plastiche illuminate, rifiniture che li rendevano più vistosi e appetibili accendendo una vera e propria corsa all’ultimo modello. La Seeburg fu la prima, nel 1938, a produrre un jukebox decorato, ed ebbe una tale impennata delle vendite che le case produttrici la seguirono a ruota, dando il via ad una spietata concorrenza.

Al giorno d’oggi per ascoltare un pezzo musicale basta connettersi ad internet e in pochi click hai tutti i brani che vuoi a portata di pc. Ma l’atmosfera e il fascino creati dal jukebox sono inimitabili, inferiori soltanto alla musica del vivo, e in grado di farti immediatamente tornare indietro negli anni, ai tempi in cui ci si innamorava di fronte ad una “magica scatola musicale”.