Non è un circo qualunque: il Circo Massimo è la più grande struttura per spettacoli dell’era romana e dell’intera storia dell’uomo. Un gigante nel cuore di Roma: 600 metri di lunghezza e 140 metri di larghezza, una capienza che poteva arrivare fino a 250.000 persone e forse più. Dalle prime manifestazioni svolte su rudi panche in legno che risalgono al VI secolo avanti Cristo con la fondazione da parte di re Tarquinio Prisco, alle ultime corse con le bighe nel VI secolo dopo Cristo, il Circo Massimo ha attraversato 1.200 anni di gloriosa storia. Poi, per i 1.400 anni successivi, seguì un periodo di declino, durante il quale l’enorme area fu adibita agli usi più svariati: cimitero, campo agricolo, fabbrica e, negli ultimi decenni, arena per concerti ed eventi.
Il circo viene fondato durante l’epoca regia, dopo la bonifica delle paludi della Valle Murcia: un luogo strategico e sacro già agli albori di Roma. Proprio lì la tradizione colloca il ratto delle Sabine e di fronte, sul colle Palatino, affaccia la grotta del Lupercale, il riparo di Romolo e Remo salvati dalla lupa. Per alcuni secoli le strutture del circolo erano in legno, fin quando nel 174 furono costruite delle strutture (carceres) da dove partivano i carri da corsa, sul lato corto occidentale, e vengono collocate sulla spina le sette uova di pietra che servono al conteggio dei giri. L’assetto definitivo del circo arriva nel 46 a.C. durante l’era di Cesare, mentre, nel 33 a.C., Agrippa aggiunge sette delfini di bronzo che hanno la stessa funzione delle uova. L’imperatore Augusto fa costruire poi il cosiddetto “palco imperiale”, da cui i monarchi potevano assistere comodamente alle corse, insieme con un’edicola dedicata al culto delle divinità che presiedevano agli spettacoli, e fa innalzare sulla spina il colossale obelisco di Ramsete II, alto 23,7 metri, proveniente dalla città egiziana di Heliopolis (oggi visibile a Piazza del Popolo).
Sono gli anni d’oro del Circo Massimo: ogni giorno ora dopo ora si susseguono le spettacolari corse dei cavalli: dodici quadrighe devono compiere sette giri attorno alla spina centrale tra le due mete, mentre migliaia di persone urlano e tifano, tra la polvere e il sangue dei feriti e dei morti a causa degli incidenti di gara. Dopo un incendio nel 36 d.C. il circo viene restaurato da Caligola e da Claudio, con la ricostruzione in marmo dei carceres e in bronzo dorato delle metae, ma in seguito viene completamente distrutto dal grande incendio neroniano del 64 d.C., che secondo diversi storici ebbe origine proprio sotto i fornici. Dopo la ricostruzione di Nerone e un nuovo incendio, viene completamente ricostruito da Traiano all’inizio del II secolo ed ulteriormente arricchito nel 357 da Costanzo II che vi fa collocare l’obelisco di Thutmosis III, il più alto di tutti quelli esistenti, ben 32,5 metri, proveniente da Tebe (oggi visibile nella piazza di San Giovanni in Laterano).
Il grande circo si appresta al riposo, mentre l’impero romano vacilla e crolla e i regni barbarici continuano a utilizzarlo ma a sprazzi, e i tempi nuovi non consentono più a una popolazione romana decimata di dedicarsi ai giochi. Nel 549 le ultime gare, per ordine del re dei Goti Totila. Poi il vuoto: molti dei suoi componenti vengono persino saccheggiati, per farne calce e per restaurare altre strutture romane in decadenza. Il Circo Massimo in pochissimi secoli letteralmente sparisce, il suo marmo è disperso in tutta Roma e non solo. Le famiglie nobili romane dell’alto medioevo e oltre lo considerano una cava personale: “Ciò che non fecero i barbari – recita il detto – fecero i Barberini”. Rimane una conca erbosa nel cuore dell’Urbe spopolata. Una torre medievale (dei Frangipane), e pochissimi resti, quelli oggi restituiti ufficialmente ai romani e ai turisti. Nel ‘500 si riempie di orti, nello stesso periodo una parte ospita il cimitero israelitico. Rimane tale fino al 1894. Nel frattempo gli orti sono diventati strutture industriali: ciminiere, edifici, persino il primo gazometro, spostato poi nel 1910 a via Ostiense. Negli anni ’30, voluti da Mussolini, i lavori per il totale sgombero dell’area, che diviene quella che conosciamo oggi. In tempo per gli ultimi fuochi: i grandi concerti (storici quelli di Antonello Venditti nel 1983 e nel 2001), ma anche gli eventi politici: i due milioni che vennero per Sergio Cofferati nel 2002. Da oggi una parte dell’antico circo torna a parlare ai romani, per raccontare di quell’era di antico splendore unica e forse irripetibile.
