L’elezione-shock di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America, cresce nel mondo scientifico e “naturalista” l’attesa per capire quali saranno le prime posizioni del neo presidente americano in un settore così importante, delicato e centrale nell’agenda politica attuale del mondo intero. In campagna elettorale, Trump aveva accennato addirittura all’ipotesi di eliminare l’Epa, l’agenzia governativa per l’amiente ma successivamente ha cambiato posizione, dichiarando di volerla mantenere, “ma rivoluzionata”. Adesso, secondo le ultime indiscrezioni che arrivano da oltreoceano, Trump dovrebbe scegliere Myron Ebell, analista noto per le sue posizioni scettiche nei confronti delle più catastrofiste teorie climatiche, che considera “allarmiste”. Intervistato da National Geographic dopo il trionfo elettorale di Trump, Ebell è stato molto ermetico: “non posso rilasciare dichiarazioni al momento, posso solo dirvi che Trump ha fatto molte promesse sull’energia e sul clima, e credo che quello che ha detto è abbastanza chiaro“.
Proprio su clima e ambiente Trump ha annunciato drastiche novità: ha promesso di cancellare l’accordo di Parigi ratificato alla Cop 21 ed entrato in vigore solo pochi giorni fa, e soprattutto di smantellare il Clean Power Plan, il regolamento che limita le emissioni di anidride carbonica “frenando la crescita industriale” rispetto a quella che molti conservatori americani considerano una “bufala ambientalista“, non tanto sul global warming in se’, ma sulle influenze delle attività umane sul clima della Terra. Argomento che è ancora molto dibattuto anche in ambienti scientifici, un dibattito che adesso la posizione del nuovo prossimo governo americano sta già nuovamente stimolando.
Inoltre i governi riluttanti sui cambiamenti climatici sono tanti: da Cina e India fino ad alcuni Stati europei come la Polonia, tanti Paesi non hanno accettato le imposizioni dei vari accordi per limitare le emissioni quindi adesso non bisognerebbe scandalizzarsi più di tanto se gli Stati Uniti d’America decidono di non essere più la vittima sacrificale di patti-suicida che prevedevano la possibilità di maggiori emissioni per i Paesi considerati “in via di sviluppo” rispetto a quelli già “sviluppati“, in nome di una fantomatica “solidarietà” che però sta rischiando di capovolgere il quadro economico mondiale creando milioni di nuovi poveri nei Paesi occidentali. Gli USA guidati da Trump, quindi, potrebbero adesso decidere di stralciare quegli accordi di natura prettamente politico-economica. Accordi che (lo abbiamo scritto in tempi non sospetti), di ambientale hanno ben poco.


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