A meno di un anno di vita, l’Accordo di Parigi sulla lotta al riscaldamento globale è entrato ufficialmente in vigore il 4 novembre. Un accordo che contra, tra le grandi firme, anche quelle dei principali produttori di gas serra, Usa e Cina, che non avevano sottoscritto il precedente accordo di Kyoto. Si tratta di un risultato notevole, conseguenza di una nuova conoscenza e consapevolezza ambientale.
Adesso invece bisogna realizzare gli impegni presi dai 196 paesi firmatari, in particolare contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi dai livelli pre-industriali, e se possibile entro 1,5 gradi. Attuare l’Accordo di Parigi e salvare il mondo dall’emergenza clima è la sfida proposta alla Conferenza Onu sul Clima di Marrakech (Cop22), dal 7 al 18 novembre. A Parigi sono state presentate le misure per la riduzione delle emissioni di gas serra e, dopo che il paese avrà ratificato l’accordo, queste misure verranno definite Nationally Determined Contributions (NDC, Contributi determinati a livello nazionale). Purtroppo però questi NDC non sono sufficienti per raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento entro i 2 gradi, occorre un altro taglio del 25%, altrimenti le temperature saliranno di almeno 2,9 gradi, o di 3,4 nello scenario peggiore.
“Marrakech sarà l’occasione per iniziare ad alzare l’asticella degli sforzi“, ha commentato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Sono previste lunghe discussioni alla Cop22, per decidere come mettere in pratica l’intesa, se necessario modificando gli NDC, come dovrà funzionare questo meccanismo, in che tempi e modalità gli stati contribuiranno al Green Climate Fund, il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno dal 2020 per aiutare i paesi poveri a tagliare le emissioni e contrastare i danni del riscaldamento. Nello specifico l’Italia contribuirà per 50 milioni all’anno, e potranno partecipare anche investitori privati.
