Clima: progetto in Sardegna protagonista alla COP22

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Terrorismi, flussi migratori, coesione e sicurezza, insieme alle conseguenze dei cambiamenti climatici, sono problemi che pesano su tutta l’area mediterranea. Per affrontarli e vincerli servono più integrazione e cooperazione: la politica euro-mediterranea deve andare verso un maggior pragmatismo, che insieme ai principi e i valori condivisi tenga conto degli interessi comuni“. Lo ha dichiarato Francesco Pigliaru, in apertura del suo primo intervento della giornata alla COP22 di Marrakech, alla quale ha partecipato come presidente della Regione Sardegna e presidente della Commissione Enve (Ambiente, Clima, Energia) del Comitato europeo delle Regioni. Alla Conferenza mondiale sul Clima il presidente Pigliaru ha presentato il report a sua firma sulla cooperazione transfrontaliera mediterranea, inserito nei lavori dell’Arlem, la sezione del Comitato delle Regioni che si occupa delle politiche territoriali mediterranee. Francesco Pigliaru ha spiegato come, in base alla nuova politica europea di Vicinato, che punterà a una maggiore differenziazione nelle relazioni con i Paesi nel pieno riconoscimento delle aspirazioni e degli obiettivi di ciascuno, le autorità locali si trovino ad affrontare una sfida importante. “Anche alla luce dell’accordo di Parigi sul Clima siamo consapevoli che i modelli di crescita finora applicati non sono più percorribili: rendere il nostro modello di sviluppo più green e più inclusivo è l’unica strategia credibile“, ha spiegato Francesco Pigliaru. “Gestire in maniera sistemica e integrata risorse e competenze locali – ha proseguito il governatore sardo – è fondamentale per innescare, consolidare e promuovere processi virtuosi. Il sistema produttivo deve poter far leva sulla creatività, sui saperi e le conoscenze tradizionali che caratterizzano i territori, sull’innovazione e sulla tecnologia. Le autorità locali e regionali possono fare la differenza, anche e soprattutto attraverso la cooperazione transfrontaliera, che ha un forte potenziale di mobilitazione dei territori e ripristina la centralità delle periferie. La Sardegna è in prima linea su questi temi come Autorità di gestione del Programma Eni Cbc Med – ha sottolineato Pigliaru – che coinvolge 13 Paesi ed oltre 130 Regioni che si affacciano sul Mediterraneo. Questa esperienza ci mostra che seppure siano molte le autorità locali e regionali che partecipano, sono pochissime quelle della sponda Sud che hanno portato avanti progetti leader, in grado di trainarne altri. Per crescere tutti insieme è necessario rafforzarne la leadership come portatori ed interpreti dei bisogni e delle aspirazioni economiche, sociali e ambientali dei territori. Ciò si ottiene potenziandone le capacità gestionali ma soprattutto consolidando le capacità delle autorità di convogliare le istanze locali in progetti di qualità in sinergia con la società civile, il settore privato, il mondo accademico e della ricerca. Nello stesso tempo bisogna sostenere efficienti processi di decentramento nei Paesi coinvolti e rafforzare i meccanismi di governance tra i diversi livelli politici ed amministrativi. Solo così i territori potranno diventare dei veri e propri laboratori di sviluppo“. In conclusione Pigliaru ha ricordato, come tema specifico, quello dell’insularità. “Per quanto riguarda la Sardegna abbiamo quantificato gli svantaggi che derivano dalla nostra specifica condizione geografica anche in termini di mancato sviluppo. Abbiamo ottenuto risorse specifiche dal Governo italiano, ora dialoghiamo con l’Europa insieme a Corsica e Baleari perché il parametro dell’insularità e quello dell’ultraperifericità siano finalmente equiparati“.