“Il cammino intrapreso non si puo’ piu’ fermare. La strada fin qui e’ stata lunga, ma non abbiamo mai avuto tante adesioni come in questo momento”. Così il segretario generale Onu, Ban Ki-Moon, ferma sul nascere ogni dubbio. L’urgenza incalza politici e societa’ civile, “il tempo gioca a nostro sfavore, ma non ci fermeremo: l’accordo di Parigi ha il piu’ alto numero di sottoscrizioni di ogni trattato sul tema, con 109 firme e dunque sotto controllo il 75% delle emissioni globali che quei paesi rappresentano”. Riguardo l’incognita Trump, dice: “La maggior parte degli stati che formano gli USA hanno compreso l’urgenza dei problemi legati al cambiamento climatico, sono sicuro che il nuovo presidente non potra’ ignorarlo, non potra’ fare a meno di comprendere a sua volta. Ne sono certo. L’orizzonte e’ quello del 2020, ma sono persino sorpreso che stati come la California e citta’ popolose come Los Angeles, per esempio, abbiano preso cosi’ seriamente il tema di abbattere le emissioni di Co2 tanto da essere gia’ sulla buona strada. E’ necessario, per la salvezza di tutto il pianeta. Per questo non e’ piu’ possibile fermare la macchina. Se non andassimo avanti, c’e’ ne’ pentiremmo per le generazioni future”.
Con ottimismo, Ban Ki-Moon rilancia la sfida il clima: “E’ arrivato il momento i agire insieme, per proteggere il nostro pianeta con più determinazione che mai”. E continua: “gli effetti del mutamenti climatici sono evidenti e continueranno a intensificarsi. Ogni paese deve sostenere la causa del pianeta. Ho sempre messo l’urgenza climatica come priorità fin dall’inizio del mio mandato. E sono sicuro che cosi’ farà il mio successore. Questa e’ la mia ultima Conferenza, ma non lascero’ la causa”.
