Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America: dopo aver assistito al verdetto elettorale, il mondo intero si chiede cosa succederà da domani (in realtà da gennaio, cioè da quando Trump subentrerà in carica a tutti gli effetti a Barack Obama) vista la possibile “svolta” di un Paese chiave negli equilibri internazionali. Tra i temi più caldi, purtroppo ormai drammaticamente attuali per i continui fenomeni meteorologici estremi che si verificano in tutti i continenti, c’è proprio quello ambientale: come cambierà con Trump la politica degli Stati Uniti d’America sui cambiamenti climatici? Proprio in questi giorni è in corso a Marrakech in Marocco la Cop22 sul clima che vedrà gli USA confermare e ribadire gli impegni assunti a Parigi firmando il protocollo della Cop 21.

La posizione di Trump su questo tema è molto poco chiara: un fatto che ci fa capire quanto sia stata di basso livello la campagna elettorale americana. In passato, il neo presidente degli Stati Uniti d’America s’era più volte espresso in modo scettico nei confronti dei cambiamenti climatici, utilizzando più volte il termine “bufala” sulle teorie del riscaldamento globale, dichiarandosi dubbioso sull’influenza delle attività umane nei processi climatici “naturali” e addirittura accusando la Cina di aver “inventato questa favoletta per distruggere l’economia americana“. Ma si trattava di pensieri in libertà, dichiarazioni, frasi o tweet risalenti al 2014 o addirittura al 2012 quando Trump non parlava da candidato Presidente ma da semplice cittadino e imprenditore, commentando l’attualità quotidiana come ognuno di noi può fare.

Quando in campagna elettorale, nell’unico istante in cui s’è parlato dei cambiamenti climatici durante i tanti confronti televisivi, Hillary Clinton l’ha accusato di considerare una “bufala” il global warming, lui s’è affrettato subito a rispondere “no, non è vero, non penso questo“, lasciando così immaginare un suo “allineamento” rispetto alle teorie più diffuse sia in ambito scientifico che popolare.

Nelle pagine con il programma elettorale del sito internet ufficiale di Trump troviamo inoltre alcuni passaggi molto interessanti sull’ambiente, inseriti nel settore dell’energia. Trump dice di voler “proteggere l’aria pulita e l’acqua pulita, conservare i nostri habitat naturali e le riserve, lanciando una rivoluzione energetica che porterà grande ricchezza al Paese“.
In realtà è davvero poco per capire cosa farà Trump sui temi ambientali e del cambiamento climatico.

Dovremo vederlo operare sul campo: ad oggi resta una grande incognita. Ma è facile immaginare che sarà guidato dagli esperti e dagli scienziati che avrà a disposizione alla Casa Bianca: mai, nella storia degli Stati Uniti d’America, un Presidente ha indirizzato il percorso scientifico del Paese per scelte personali. Anche la strategia di Obama è stata delineata dai tecnici, in un percorso avviato a rendere sempre più sostenibile lo sviluppo e il progresso. Difficile, quasi impossibile, che Trump possa pensare di interrompere questo percorso.

Rimanendo in ambito scientifico, giova riportare la risposta di Trump all’American Insititute of Aeronautics and Astronautics qualche mese fa sul ruolo della NASA nel futuro degli USA: “la Nasa – ha detto Trump – è una delle agenzie più importanti degli Stati Uniti e tale deve rimanere. Non sono sicuro che quello che spendiamo per la Nasa sia sufficiente, quindi dovrà essere adeguato a quello che chiediamo loro di fare. La nostra prima priorità è di ristabilire una forte base economica di questo Paese. Poi potremo discutere sui finanziamenti“.

Obama proprio a fine mandato ha annunciato lo sbarco degli astronauti USA su Marte nel 2030. Per raggiungere quest’ambizioso obiettivo, Trump dovrebbe continuare a sostenere la ricerca nell’esplorazione spaziale con investimenti massicci. Si tratta di uno dei settori più importanti per l’economia americana, con un grande indotto industriale. Non solo per l’esplorazione spaziale, ma anche per il turismo che ha come prospettiva proprio i viaggi nell’Universo su cui stanno lavorando vettori privati come SpaceX di Elon Musk.
Un’avventura pionieristica, che qualcuno considera ancora “folle” e “bizzarra” e che a maggior ragione potrebbe trovare l’appoggio di uno come Trump, fuori dagli schemi e sognatore tanto quanto basta per continuarci a spingere nell’avventurosa conoscenza di ciò che c’è fuori dal nostro Pianeta.
Dopotutto se Trump ha fatto costruire uno dei più grandi grattacieli di Manhattan nel lontano 1983 (è alto 200 metri) e risiede proprio lassù, nell’attico della “Trump Tower”, evidentemente è uno che da sempre ha il cielo come orizzonte e ambizione.


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