Generazione Hikikomori: aumentano in Italia i giovani che non escono di casa per stare online

I ragazzi Hikikomori, quelli che non escono da casa o al massimo vanno a scuola rimanendo l’intero arco della giornata collegati in rete, sono oltre duecentomila in Italia, solo considerando quelli classicamente descritti per la prima volta dodici anni fa. Lo affermano in una nota il giornalista e sociologo della salute, Mario Campanella, e la psichiatra Donatella Marazziti, della Fondazione Brf sulle neuroscienze

Il dato occidentale si avvicina a quello giapponese – si legge nella nota – oscillando intorno allo 0,5 % della popolazione generale ma con una prospettiva tendente al raddoppio dei casi nel giro di un quinquennio. I ragazzi Hikikomori strappano una stentata sufficienza a scuola – prosegue la nota – hanno una media di quoziente intellettivo alto ma una possibile compromissione dello sviluppo cognitivo.

Ciò perché l’eremitaggio -continuano Campanella e Marazziti -interviene in una fase della crescita cerebrale susseguente alla potatura neuronale ma non ancora completatasi. I Comuni, le Asl -si legge ancora – ignorano completamente gli aspetti preventivi e non hanno alcun programma valido per l”adolescenza, né sanno leggerne le evoluzioni.

È un fenomeno che tra poco potrà riguardare l’intera trasversalità generazionale – dicono Campanella e Marazziti – e che ha aspetti magici, dipendenti, interconnettivi e pedagogici alla sua radice. Gli Hikikomori sembravo saldarsi in un continuum con un ponte di vita caratterizzato dall’eterna attesa – conclude la nota – e da una condizione salvifica che trova nel virtuale la sua apoteosi.