Gli Stati Uniti sempre più attenti al dibattito sui cambiamenti climatici dopo l’elezione di Donald Trump che non ne fa una priorità e la cui posizione rimane ancora incerta. Ed è una vera e propria guerra tra ricchi quella in corso nel settore energetico, tra il gigante Exxon Mobile e la famiglia Rockfeller, dalla quale l’azienda nacque. Il motivo della battaglia è quello di difendere la propria immagine dopo il contraccolpo per le accuse di aver assoldato esperti per negare la minaccia dei cambiamenti climatici. E obiettivo della sua sfuriata legale sono proprio i discendenti di John D. Rockfeller che nel 1870 fondò Standard Oil antenata di Exxon Mobil, contro i quali ha ribaltato l’accusa di essere i veri “cospiratori” e per di più con motivazioni politiche.
In particolare, associazioni legate ai Rockefeller, da tempo sostenitori di cause ambientali, hanno finanziato buona parte di studi e ricerche che chiamano in causa Exxon Mobil e quest’ultima grida allo scandalo, scrive il New York Times. I Rockfeller, però, respingono l’accusa di complotto, e spiegano il loro attivismo come uno sforzo per utilizzare i vasti mezzi generati dai combustibili fossili per combatterne i danni. Cosi’ adesso la ‘famiglia’, che tendenzialmente preferisce stare alla larga dai riflettori, vuole parlare. E lo fa nella maniera piu’ pubblica possibile considerati i loro standard: con una rara intervista e un lungo e articolato intervento sulla New York Review of Books che illustra in dettaglio le ricerche condotte da Exxon Mobile e finanziate allo scopo di negare gli effetti dei cambiamenti climatici. L’autore è David Kaiser, Rockfeller di quinta generazione, che ammette una sorta di ‘paradosso storico’ nel fatto che “noi, i Rockfeller, stiamo generando tanta attenzione su questa vicenda. Ma vogliamo che ci sia attenzione per questa storia, perche’ crediamo che chiarira’ al pubblico come il cosiddetto dibattito sui cambiamenti climatici sia falso, creato artificialmente, e praticamente disonesto fin dal principio“. Ma Exxon Mobile non solo ‘partecipa’ al dibattito da decenni, ma ora è anche sotto indagine proprio per quelle attività di ricerca il cui effetto procuratori generali di diversi stati vogliono verificare con l’ombra di un’accusa di frode, sebbene i vertici del gigante energetico garantiscano di aver abbandonato la ‘linea dura’ gia’ da un decennio e che da tempo hanno smesso di finanziare organizzazioni che tendono a negare l’impatto dell’uomo e in particolare delle emissioni di CO2 sui cambiamenti climatici.


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