In questo momento far congelare il proprio corpo dopo la morte è soltanto “una scommessa”, perché non c’è nessuna garanzia che sarà possibile un giorno ‘resuscitarlo’. E’ il parere di Roberto Amici, docente di Fisiologia del’università di Bologna e pioniere negli studi sull’ibernazione, sul caso della ragazza inglese il cui corpo è stato crioconservato. “Bisogna distinguere tra l’ibernazione, un processo per cui un organismo vivo portato vicino agli zero gradi può risvegliarsi grazie a meccanismi che ancora non conosciamo, e la crioconservazione, cioé il congelamento di un cadavere. Con questo secondo procedimento succede che si bloccano i processi di degradazione dopo la morte, ma ora non esiste la possibilità di resuscitare un morto, quindi non possiamo pensare di scongelare i corpi per farli rivivere. Non sappiamo nemmeno in che condizioni un organismo umano congelato possa ritrovarsi dopo, e quindi non sappiamo se sarebbe nelle condizioni di essere resuscitato senza danni neanche in futuro”.
Quella di chi si fa congelare, sottolinea Amici, è più che altro una scommessa. “E’ una scommessa ipotetica e futuribile che apre scenari inquietanti, – spiega – in questo momento la tecnologia non dà speranze, e poi si può ragionare sul significato che può esserci nel risvegliare cadaveri fra 200 anni, magari in un mondo sovrappopolato. Ovviamente ognuno è libero di fare quello che vuole col proprio corpo e con i propri soldi, ma anche ammesso che sappiamo ottimizzare la conservazione non sappiamo cosa fare una volta che il corpo e’ a temperatura normale. Ripeto, un conto è l’ibernazione, una procedura utile ad esempio in chirurgia o che si sta studiando per i voli spaziali molto lunghi, che è ben diversa da questa tecnica”.
