Le Navi a perdere e il capitano Natale De Grazia: una storia di veleni, misteri, tumori e morte

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A partire dagli anni Ottanta l’Italia ha dovuto far fronte all’emergenza dello smaltimento dei rifiuti industriali che le aziende italiane hanno prodotto nel Sud del Mondo, in particolare in Somalia, Guinea, Mozambico e Libano, o prodotto in Italia e cercato di smaltire in questi paesi.

Non essendo più disposti a ospitare questi rifiuti tossici, molti governi stranieri hanno intimato all’Italia di provvedere al loro recupero e smaltimento. I numerosi affondamenti delle navi preposte a tale funzione, il cui numero varia da 39, secondo la Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti della XIII legislatura, a 88 per Legambiente, hanno fatto sorgere il sospetto che fossero state affondate volutamente insieme ai loro carichi tossici, portando a galla un intricato sistema criminale finalizzato a smaltire in mare i rifiuti industriali e, allo stesso tempo, truffare le assicurazioni. La storia delle navi a perdere è una storia di veleni, ricatti, misteri, depistaggi. Era il 13 dicembre 1995 quando il capitano della Marina Militare Natale De Grazia, che inseguiva la verità sulle navi scomparse nel Mediterraneo, stava salendo da Reggio Calabria a Brescia.

NATALE DE GRAZIAUna prima tappa a La Spezia, dove doveva parlare con degli informatori e poi avrebbe raggiunto i colleghi del nucleo investigativo della Forestale di Brescia, uno dei migliori centri di intelligence nel campo del traffico dei rifiuti che in quegli anni coordinava le indagini sulle navi scomparse. Ma Natale De Grazia a Brescia non è mai arrivato, sentendosi male subito dopo aver pranzato in autogrill sulla Salerno-Reggio Calabria, nel comune di Nocera Inferiore. Il certificato di morte riporta quali cause del decesso la motivazione di arresto cardio-circolatorio… motivazione troppo generica che porta alla necessità di realizzare un esame autoptico; effettuato dopo 10 giorni presso l’Ospedale di Reggio Calabria, i cui esiti verranno trasmessi alla famiglia dopo ben dieci anni dalla morte. Solo nel 2012, infatti, le conclusioni della Commissione parlamentare d’Inchiesta sui rifiuti, presieduta dall’onorevole Gaetano Pecorella, rese note nel febbraio 2013, parlarono di decesso “dovuto a causa tossica”.

RIGEL 2Ma chi era Natale De Grazia? Un ufficiale di 38 anni, capitano di fregata, che lavorava nel pool investigativo della Procura di Reggio per un’inchiesta sul traffico di rifiuti tossici con il magistrato Francesco Neri. Dotato di un eccellente intuito investigativo e voglioso di arrivare a verità certe, De Grazia, il 12 maggio 1995, aveva perquisito la casa di Giorgio Comerio, ingegnere di Busto Arsizio, a San Boviso di Garlasco, recuperando, nella sua abitazione, due cartelle. In quella con la scritta “Somalia”, De Grazia aveva trovato il certificato di morte di Ilaria Alpi… certificato che, acquisito come prova, poi sparì. Lo stesso Comerio, interrogato a riguardo, avrebbe detto che non si sarebbe trattato del certificato di morte della Alpi ma di tale Giuseppina Migliore. Ma non è tutto. De Grazia, infatti, durante la perquisizione, aveva trovato un’agenda del 1987 che il 21 settembre, giorno dell’affondamento della Rigel, recava la scritta “Lost the Ship”.

RIGEL 6Per comprendere al meglio in che contesto si muoveva lo stesso capitano, è doveroso fare un passo indietro, tornando al 2 marzo 1994 quando una denuncia, a carico di ignoti, di Legambiente dà il via all’indagine di Neri. Si ipotizzava l’esistenza di discariche abusive in Aspromonte, contenenti materiale tossico e/o radioattivo, arrivato nei porti calabresi e poi trasportato in montagna con gli automezzi pesanti.

RIGEL AFFONDAMENTIVeniva poi perquisita la motonave “Korby”, battente bandiera albanese e sospettata di trasportare scorie radioattive, e venivano ritrovati 6 mila fusti di materiale tossico a Savona, probabilmente prossimi ad essere imbarcati per il Sud Italia.  Nel marzo del ’95 l’indagine si arricchisce con le dichiarazioni di “Billy”, l’ingegnere Carlo Giglio, un teste segreto che chiamò in causa l’ENEA, Ente nazionale per l’Energia e l’Ambiente, di cui era dipendente, dichiarando di aver scoperto che la registrazione degli scarti nucleari era falsata per rendere incontrollabile il movimento in entrata e in uscita del materiale radioattivo, oltre al presunto coinvolgimento dell’ENEA in attività clandestine finalizzate a fornire tecnologia, materiale nucleare e armi da guerra all’Iraq.

RIGEL 3Era questo lo scenario in cui si muoveva il capitano Natale De Grazia. Dalle carte sequestrate ai primi di maggio a Comerio emergeva un quadro ancor più agghiacciante. Vi erano progettazioni riguardanti le telemine, contatti con paesi arabi e indiani, documenti di transizioni bancarie in dollari su banche svizzere, disegni di navi, dallo scarso valore commerciale e in degrado, da riparare e modificare per i traffici illeciti, con tanto di preventivi di spesa. Erano le cosiddette “navi a perdere”. I progetti di modifica riguardavano la Jolly Rosso e la Acrux, denominata poi Queen Sea.