Nonostante le avvenute elezioni negli Stati Uniti, prima di lasciare la presidenza Barack Obama ha cercato di assestare l’ultimo colpo in tema di ambiente. Ieri infatti la sua amministrazione ha messo al bando le perforazioni offshore nell’Artico, scelta che sarà sicuramente motivo di scontro con il neopresidente Donald Trump. Quest’ultimo si è infatti da sempre dimostrato favorevole all’uso di combustibili fossili, definendo il riscaldamento globale una bufala. La decisione è stata presa dal dipartimento dell’Interno e fa parte di un nuovo piano di cinque anni per la regolamentazione delle acque federali: saranno bloccate le esplorazioni nei mari di Chukchi e di Beaufort e le perforazioni di petrolio e di gas naturale nell’Oceano Atlantico in quattro stati del sud degli Stati Uniti, compresa la Virginia. Tornando all’Artico, le esplorazioni nella regione sono molto costose e difficili e spesso si sono concluse senza alcun risultato. Ad esempio Royal Dutch Shell ha scoperto un pozzo nel 2015 dopo anni di analisi: spendendo più di 7 miliardi ed alla fine il giacimento era vuoto. Se nei prossimi anni la tecnologia estrattiva dovesse migliorare, il piano di cinque anni vieta a Trump di riaprire le esplorazioni in tempi brevi poiché per scalzare la decisione di Obama, la nuova amministrazione deve preparare un rapporto dettagliato per cui potrebbero servire almeno due anni. Poi bisognerebbe organizzare le concessioni con le multinazionali, operazione che potrebbe richiedere altro tempo.
L’ultimo colpo di Obama: divieto di perforazione offshore nell’Artico
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