Milano, il sogno del Policlinico: Museo della storia della città

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In pochi lo sanno, ma interi secoli di storia di Milano sono racchiusi fra le mura di un ospedale: il Policlinico, ‘erede’ dell’antico Ospedale Maggiore. In questa mini città nel cuore della metropoli passato e futuro si intrecciano. Negli anni l’Irccs di via Sforza ha messo insieme un patrimonio culturale (storico, artistico, scientifico, rurale) immenso, frutto soprattutto di 500 anni di donazioni di cittadini benefattori. E persino gli edifici raccontano le radici del capoluogo lombardo. Tanto che il sogno della Irccs di via Sforza, “una volta costruito il nuovo ospedale”, sarebbe quello di dar vita a un Museo della storia di Milano che troverebbe sede nell’attuale Palazzo Uffici. Una meta ambiziosa “che richiede fondi”, da raggiungere “un gradino alla volta”. Partendo, per cominciare, dalla creazione di un primo percorso visitabile per restituire ai milanesi quello che oggi è “un maxi tesoro inaccessibile, da salvare”. A spiegare i piani in cantiere è il presidente della Fondazione Policlinico Marco Giachetti, nel giorno dell’inaugurazione della nuova ‘casa’ – un caveau – allestita per ospitare la biblioteca storica di medicina, da oggi aperta alla consultazione degli studiosi. “Ci stiamo impegnando perché il Museo della storia di Milano diventi realtà”, ha assicurato. “Vogliamo valorizzare al massimo quello che è il nostro patrimonio culturale perché riteniamo sia importante conoscere le radici di questo ospedale, che spesso combaciano con la storia di Milano. Nel nostro archivio ci sono documenti che raccontano tanto di questa città e ho scoperto che proprio anche grazie al nostro archivio storico, Milano è la città con l’anagrafe civile più completa al mondo”. Il cuore di questo tesoro storico sono due stanze con soffitti altissimi e muri lastricati di scaffali (con tanto di scale e ballatoi per raggiungere i piani più alti), carichi di documenti. Non due sale qualunque ma il ‘Capitolo d’estate’, la cui copertura a volta divisa in lunette fu dipinta dal Volpino nel 1638, e il ‘Capitolo d’inverno’ che con la sua rivestitura lignea era fruibile nei mesi più freddi. Oggi stanze off limits per i milanesi perché bisognose di una ristrutturazione. L’operazione necessaria sarebbe quella di “salvare il contenitore per salvare il contenuto”, ama ripetere Paolo Galimberti, direttore dei Beni culturali della Fondazione Ca’ Granda Policlinico. Qui è racchiusa la storia della città e di pezzi della Lombardia, essendo confluiti anche le carte di ospedali minori. Il documento più antico risale al 1067. C’è l’atto di fondazione dell’Ospedale Maggiore di Milano da parte di Francesco Sforza, datato 1 Aprile 1456, e carte dalle quali emergono sprazzi di passato, dall’epidemia di influenza spagnola a quando la Scala era un teatro ‘condominiale’ e i benefattori lasciavano in eredità anche i palchi all’ospedale. Ci sono gli autografi di persone illustri da Vittorio Alfieri a Napoleone Bonaparte che donò all’ospedale l’Abbazia di Mirasole per ringraziarlo delle cure prestate ai soldati. Ci sono piante e mappe, i tracciati di rogge, Navigli e canali, la storia dei possedimenti dell’ospedale dalla quale si evince anche l’evoluzione urbanistica della città. I resoconti dai primi consigli di amministrazione fino a quelli odierni, uno spaccato della storia della medicina che rivive attraverso antichi strumenti sanitari, come i set ostetrici di Mangiagalli, e tante altre collezioni, oltre ai volumi di storia della medicina. Ed è tutto intrecciato, con richiami reciproci: dai documenti ai quadri di medici e benefattori, dai testamenti agli edifici stessi. Testamenti come quello ‘a fumetti’ di una persona muta, che scelse di disegnare le sue volontà. E la lista andrebbe avanti all’infinito. “Abbiamo lanciato un bando per commissionare uno studio di fattibilità e capire il lavoro che serve, dividendolo in step”. Bando vinto dagli architetti Mariangela Carlessi e Alessandra Kluzer che dovrebbe portare a un quadro preciso nei primi mesi del prossimo anno. “Da qui alla fine del mio mandato – spiega Giachetti – vorremmo riuscire a creare un percorso museale che permetta di visitare i due Archivi, la Cripta e la Chiesa dell’Annunciata, e di esporre capolavori sia della quadreria che della biblioteca appena inaugurata, in modo da creare un’ulteriore attrattiva turistico-culturale per la nostra città con un patrimonio che è sconosciuto ai più, purtroppo”. E far pagare un biglietto finalizzando il ricavato alla ristrutturazione. L’obiettivo ultimo è appunto trasformare Palazzo Uffici in un museo, “consolidando tutte le strutture che sono state lesionate da bombardamenti della Seconda guerra mondiale e varie vicissitudini nel corso dei secoli”. Tanto più che la funzione museale era anche citata nell’ultimo addendum all’accordo di programma per il nuovo ospedale. Non è facile. Prima di tutto il patrimonio è di un Irccs. “I nostri fondi sono tutti per la ricerca e la cura dei nostri pazienti. Sui beni culturali non ne abbiamo e dovremo rivolgerci all’esterno. Stiamo cercando di mettere in piedi una struttura di fund raising e una serie di iniziative che possano far conoscere il nostro patrimonio e quindi farlo apprezzare magari da investitori istituzionali”, spiega Giachetti. “Ma abbiamo suscitato l’interesse delle istituzioni, dal Comune di Milano (cercheremo di coinvolgere l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno e il sindaco Giuseppe Sala) alla Regione Lombardia con cui sono al vaglio idee per intercettare fondi strutturali sia europei che regionali per permetterci di realizzare questo sogno. Volontà ed entusiasmo ci sono”. E anche oggi l’assessore regionale alle Culture Cristina Cappellini ha sottolineato: “Sposerei subito il progetto del Museo della Storia di Milano”.