Il culto di San Martino di Tours ebbe a Tours il suo centro principale di diffusione… ne è un esempio la Basilica di Tours. La città, infatti, fu la sede episcopale del Santo, dove visse, operò e per oltre 20 anni esercitò il suo ministero.
Proprio a , nelle vicinanze di Tours, Martino aveva dato vita a quel grande movimento monastico, primo nella Gallia, che doveva portare innumerevoli frutti di Santità alla Chiesa, offrendole sacerdoti e vescovi che si erano preparati spiritualmente e culturalmente alla scuola del Santo. Ma soprattutto a Tours si venera il sepolcro del Santo; una tomba modesta, ulteriore esempio dell’umiltà di Martino che lo aveva contraddistinto in vita e nella morte. San Martino, oltretutto, è il Santo più venerato e popolare d’Occidente, come attestato da numerose chiese sparse in tutta Europa. In Francia sono 3602 le parrocchie a lui dedicate, oltre a celebri abbazie come Ligugé e St Martin du Canigou.
In Ungheria, suo paese natale, oltre 1000 chiese e villaggi portano il suo nome, per non parlare, poi, dell’illustre arci-abbazia di Pannonhalma. In Italia, a Roma, troviamo San Martino ai monti, fondata da papa Simmaco presso le terme di Traiano; mentre a Palermo vi è l’abbazia di San Martino alle Scale, dovuta al papa S. Gregorio Magno. In Germania, invece, si onora il Santo con un enorme falò: il Martinsfauer. Alcune notti prima della festa e la notte stessa, i bimbi della terra si mettono in processione con in mano coloratissime, partendo a piedi da una chiesa per raggiungere la piazza principale. Il corteo dei piccoli, è accompagnato da un San Martino moderno, a cavallo e, una volta raggiunta la piazza, il falò viene acceso e iniziano i festeggiamenti. Sull’isola di Malta ai bambini viene regalato un sacchetto pieno di frutta e il pane arrotolato di San Martino: l’Hobzata “San Martin”.
In Italia, invece, la festa è sentita, in particolar modo, a Predazzo, Val di Fiemme, Trentino Alto Adige, dove 5 falò illuminano i fianchi delle montagne che circondano il paese e i giovani danzano, suonando corni di vacca e di capra e le cracole, che riproducono il gracidio delle rane. A Venezia i bambini, cantando una filastrocca in dialetto, con pentole e coperchi al seguito, domandano a passanti e commercianti qualche spicciolo per comprare il “dolce di San Martino”, la cui versione più antica è realizzata con cotogne, caramelle o qualche dolcetto di cotognata. San Martino di Tours è il protettore di albergatori, cavalieri, fabbricanti di maioliche, fanti, forestieri, mendicanti, militari, oche, osti, sarti, sinistrati, vendemmiatori e viticoltori. Nella tradizione popolare viene definito “il Santo dei cornuti”. Alcuni studiosi sono del parere che la tradizione di ritenere il Santo, patrono dei cornificati, deriverebbe dal fatto che in questo giorno si svolgevano fiere e feste aventi ad oggetto il bestiame con le corna (buoi, montoni ecc).
Ma le corna erano un simbolo regale nell’antichità, adornavano la fronte degli dei, simboleggiavano la potenza e la luce, mentre il corno dell’abbondanza era simbolo di fecondità e felicità nella tradizione greco-romana. Nell’iconografia San Martino di Tours viene rappresentato in due modi: come soldato e come vescovo.Nel primo caso, l’attributo principale per riconoscerlo è l’armatura e la presenza di un mendicante. L’episodio che permette unanimamente di riconoscerlo è il taglio del mantello. Come vescovo, invece, viene di solito raffigurato con altri Santi. Qui diventa più difficile riconoscerlo, poiché la sua rappresentazione non si discosta molto da quella di altri Santi Vescovi e presenta mitra, piviale, anello e pastorale o un libro.


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