Nuova tecnica azzera il rischio di mortalità nei bambini con difetti congeniti del sistema immunitario che necessitano, in assenza di un donatore compatibile, il trapianto di midollo da uno dei genitori. A metterla a punto i ricercatori dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il risultato eccezionale è stato ottenuto grazie all’utilizzo di un gene ‘suicida’, in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute al trapianto. “E’ la prima sperimentazione di questo genere nel mondo”, rivendicano dall’ospedale del Gianicolo, dove hanno trattato e guarito 20 bimbi. I dati verranno presentati a San Diego in California, il 3 dicembre, nel corso del 58.esimo meeting annuale della Società americana di ematologia (American Society of Hematology) e dimostrano una “guarigione del 100% dei bambini con immunodeficienze primitive”. Tutti i 20 pazienti trattati con l’infusione del gene suicida hanno fatto registrare la completa riuscita del trapianto di midollo. Questi risultati sono in corso di validazione anche per i pazienti leucemici.

La sperimentazione condotta in collaborazione con Bellicum Pharmaceutical di Houston ha già arruolato più di 100 pazienti nel primo trial in Europa sull’infusione di queste cellule geneticamente modificate. Di questi bambini, 20 erano affetti da gravissime forme d’immunodeficienza, incompatibili con la vita in assenza di un trapianto. Allo studio, coordinato dal Bambino Gesù, hanno aderito anche numerosi prestigiosi centri europei e Nord-americani, riproducendo i dati per i quali l’ospedale romano ha svolto un ruolo pionieristico “I bambini trapiantati avevano già un rischio di mortalità molto bassa – spiega Locatelli – Adesso, questo rischio si è ridotto ulteriormente e, quindi, ci sentiamo fiduciosi nell’offrire questa importante alternativa di cura, il trapianto di midollo da genitore, anche a bambini a cui, pur non rappresentando una terapia salvavita, la procedura trapiantologica può migliorare di molto la qualità della vita. E’ il caso per esempio dei talassemici che prima di questa soluzione venivano trapiantati solo in caso di donatore compatibile al 100%”.