Startup: è boom di PMI Biotech, più di una su quattro nata negli ultimi 5 anni

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Un settore vivace, giovane, ricco di startup, e in costante crescita negli ultimi anni. Ma che, spesso, si scontra con difficoltà nell’accesso ai finanziamenti per realizzare investimenti e crescere ancora di più. Sono queste le pmi specializzate nelle biotecnologie a controllo italiano fotografate dal nuovo Studio Assobiotec (Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie) – Enea e Apsti ‘Lo sviluppo dell’industria biotech in Italia: riflessioni sul ruolo e sulle esperienze delle PMI tra innovazione e politiche di supporto’, presentato oggi a Roma nella sede del ministero dello Sviluppo economico nel corso di una conferenza stampa. Secondo lo Studio le pmi biotech rappresentano circa il 65% delle imprese a controllo italiano attive nel settore (per un totale di 270) e ne esprimono il 77% della spesa in R&S biotecnologica.

Oltre l’85% di queste realtà ha meno di 20 addetti, il 60% è stato costituito a partire dal 2005 e più del 26% ha meno di 5 anni. Queste pmi rappresentano la fonte principale di innovazione in un contesto di open innovation. Più di 1/4 è nato negli ultimi 5 anni e la loro presenza, soprattutto se si considerano gli spin-off della ricerca pubblica, è alla base dello sviluppo di veri e propri hub d’innovazione sia da un punto di vista territoriale sia settoriale. Le pmi biotech sono realtà che, come emerge dallo studio, “possiedono tutte le caratteristiche per rappresentare una straordinaria opportunità di rilancio dell’economia italiana, anche in un’ottica internazionale: basti pensare all’alto tasso di ricerca e innovazione e all’ottima tenuta dimostrata in questi anni di forte crisi durante i quali il settore biotech si è confermato, anno dopo anno, vitale e in continuo fermento”.

Tuttavia, in questo scenario, spiega lo studio, “piccole e micro dimensioni, difficoltà a reperire finanziamenti, mancanza di Venture Capital e Private Equity specializzati, frammentazione del sistema, difficoltà a sviluppare partnership con soggetti industriali, mancanza di una cultura nazionale di trasferimento tecnologico rappresentano forti freni allo sviluppo”. “Comprendere i punti di forza e di debolezza del sistema in cui si svolge il processo innovativo delle imprese biotech è fondamentale per formulare politiche di supporto necessarie a favorire il consolidamento del settore e renderlo pronto ad affrontare le sfide connesse alla crescente competizione nei mercati internazionali”, ha spiegato Leonardo Vingiani, direttore di Assobiotec, che ha aperto il dibattito.

“Certamente le politiche di supporto all’innovazione, messe recentemente in campo dal Governo -ha continuato- vanno nella direzione giusta, ma nuovi interventi potrebbero segnare un reale cambio di passo. Penso in particolare al credito d’imposta per gli investimenti in Ricerca e Sviluppo. Si tratta, senza dubbio di una misura di primaria importanza che tuttavia non tiene pienamente conto del fatto che molte delle pmi biotech si caratterizzano già per elevatissimi investimenti in questo campo. Sarebbe dunque molto importante e auspicabile un’estensione della misura alla totalità degli investimenti in R&S non limitandola alla sola spesa incrementale”. Nando Minnella, capo della segreteria tecnica del ministero della Salute, nbel suo intervento ha sottolineato che si devono “semplificare quelle difficoltà che oggi le aziende si trovano a dover affrontare e quindi permettere loro di svolgere al meglio il proprio lavoro, visto che questo settore è trainante per lo sviluppo dell’economia”.

Per Carmela Marino, responsabile Divisione Enea Tecnologie e metodologie per la salvaguardia della salute “i rapporti di collaborazione tra il mondo della ricerca pubblica e quello delle imprese assumono un ruolo strategico per il processo innovativo delle pmi biotecnologiche italiane, come viene evidenziato nello studio presentato oggi”. Secondo Pierluigi Paracchi, responsabile gruppo pmi Assobiotec, “complessivamente le STARTUP innovative del biotech italiano che sono state acquisite da multinazionali negli ultimi 3 anni hanno creato valore per 20 miliardi di dollari”. Per il presidente di Apsti Gianluca Carenzo “i Parchi Scientifici e Tecnologici si configurano come dei veri e propri ecosistemi dell’innovazione in grado di supportare le aziende, quelle del biotech su tutte, nel percorso di crescita, accelerazione e posizionamento sul mercato. Ma una volta cresciute queste aziende devono essere supportate nella ricerca di finanziamenti e questo oggi non avviene”. In conclusione per Mattia Corbetta, della direzione generale per la politica industriale, la competitività e le piccole e medie imprese del ministero dello Sviluppo economico “lo Stato ha già fatto tantissimo negli ultimi anni con le policy per le STARTUP innovative e nella legge di bilancio si renderanno strutturali le agevolazioni fiscali per le chi investe nelle STARTUP innovative, e uno sforzo forte verrà fatto anche in R&s”.