Storica svolta per l’Italia, ok al cognome materno: decideranno i genitori, “finalmente usciamo dal patriarcato”

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Via libera al cognome della madre per i figli nati nell’ambito del matrimonio: la Consulta ha dichiarato incostituzionale l’automatica attribuzione del cognome paterno prevista dall’attuale sistema normativo, quando i genitori intendono fare una scelta diversa. “La Corte costituzionale – sottolinea una nota della Consulta – ha accolto oggi la questione di legittimita’ costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Genova sul cognome del figlio. La Corte ha dichiarato l’illegittimita’ della norma che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volonta’ dei genitori“.

Il testo che introduce il doppio Cognome nell’ordinamento italiano era stato approvato il 24 settembre 2014 dalla Camera: l’aula di Montecitorio approvo’ la proposta di legge a voto segreto (239 si, 92 no e 69 astenuti) dopo un iter non facile per appianare le divergenze sulle forze politiche

Ecco, in sintesi, le novita’ introdotte dal testo unico ora all’esame di Palazzo Madama.

LIBERTÀ DI SCELTA. Piena liberta’ nell’attribuire il Cognome. Alla nascita il figlio potra’ avere il Cognome del padre o della madre o i due cognomi, secondo quanto decidono insieme i genitori. Se pero’ non vi e’ accordo, il figlio avra’ il Cognome di entrambi in ordine alfabetico. Stessa regola per i figli nati fuori del matrimonio e riconosciuti dai due genitori. Ma in caso di riconoscimento tardivo da parte di un genitore, il Cognome si aggiunge solo se vi e’ il consenso dell’altro genitore e dello stesso minore (se pero’ ha almeno 14 anni).

FIGLI ADOTTIVI. Il principio della liberta’ di scelta, con qualche aggiustamento, vale anche per i figli adottati. Il Cognome (uno soltanto) da anteporre a quello originario e’ deciso concordemente dai coniugi, ma se manca l’accordo si segue l’ordine alfabetico.

TRASMISSIBILITÀ DEL COGNOME. Chi ha due cognomi puo’ trasmetterne al figlio soltanto uno, a sua scelta.

COGNOME DEL MAGGIORENNE. Il maggiorenne che ha il solo Cognome paterno o materno, con una semplice dichiarazione all’ufficiale di stato civile, puo’ aggiungere il Cognome dell’altro genitore. Se pero’ nato fuori del matrimonio, non puo’ prendere il Cognome del genitore che non l’ha riconosciuto.

ENTRATA IN VIGORE DIFFERITA. Le nuove norme non saranno immediatamente operative. L’applicazione e’ infatti subordinata all’entrata in vigore del regolamento (il governo dovra’ adottarlo al massimo entro un anno) che deve adeguare l’ordinamento dello stato civile. Nell’attesa del regolamento, sara’ pero’ possibile (se entrambi i genitori acconsentono) aggiungere il Cognome materno.

Le reazioni

Finalmente l’Italia esce dal patriarcato. Ad oggi, non esisteva norma se non quella derivante dalla tradizione culturale di dare il cognome paterno ai figli. Ora sta al legislatore intervenire, per arrivare a una reale parità tra i coniugi, anche sul versante del cognome“. Così in una nota il presidente dell’Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani, Gian Ettore Gassani, commenta la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della norma che impone solo il cognome paterno ai figli.

La sentenza della Consulta e’ un passo avanti verso il completo superamento degli ostacoli che ancora si frappongono ad una piena e totale parita’ di genere nel campo lavorativo, economico, sociale e anche familiare“. Lo dichiara la deputata di Forza Italia Elena Centemero, presidente della Commissione Equality and non Discrimination del Consiglio d’Europa, commentando la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimita’ della norma che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno ai figli in presenza di diversa volonta’ dei genitori. “L’evoluzione nei rapporti familiari e la progressiva emancipazione dalla famiglia patriarcale, trovano in questa sentenza un riconoscimento che adegua la societa’ ai tempi moderni“, conclude.

La decisione della Corte Costituzionale di dichiarare illegittimo l’obbligo di trasmissione del nome del padre e’ una buona notizia. Ora il Parlamento stringa o tempi e approvi in tempo utile il disegno di legge che supera quello che gia’ nel 2006 la Cassazione aveva definito “retaggio di una condizione patriarcale“. A commentare la decisione della Consulta e’ il senatore del Pd Sergio Lo Giudice, relatore in Senato del disegno di legge 1628, gia’ approvato nel settembre del 2014 dalla Camera che ha ripreso il suo iter in Senato lo scorso settembre. “E’ un peccato che anche questa volta, su un tema che riguarda un diritto fondamentale, la politica non sia riuscita ad anticipare la dichiarazione di incostituzionalita’ , ma adesso e’ l’ora di colmare questo ritardo: possiamo dare in pochi mesi all’Italia una legge europea che elimini finalmente uno degli ultimi cascami di una concezione diseguale dei rapporti fra i sessi“. Il provvedimento licenziato da Montecitorio e ora all’esame del Senato, spiega Lo Giudice, “era stato messo in standby perche’ noi sulla famiglia avevamo gia’ messo in campo il ddl sulle unioni civili e non volevamo mettere troppa carne al fuoco“. “Ma ora, dopo aver approvato quella legge, abbiamo deciso di riprendere l’esame del ddl sul doppio Cognome e di quell’altro che da’ la possibilita’ ai figli adottivi di risalire alle proprie origini biologiche“. Per quanto riguarda il testo sul doppio Cognome, Lo Giudice osserva che si tratta di un provvedimento “il cui impianto deciso alla Camera e’ ampiamente condivisibile“, ma per il quale sta studiando “qualche modifica per migliorarlo ulteriormente“. Il senatore Dem ricorda, infine, che la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva gia’ sanzionato l’Italia per non aver ancora eliminato il divieto di scelta tra il Cognome del padre e quello della madre.