Terremoto, associazioni lgbt dopo le frasi di padre Cavalcoli a Radio Maria: “Vogliamo scuse”

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Non si spegne l’eco delle reazioni dopo la frase di padre Giovanni Cavalcoli, docente di teologia in Emilia Romagna, pronunciata ai microfoni di Radio Maria, sui terremoti come “castigo divino” contro unioni civili e omosessualità. Frase che ha messo in imbarazzo la Santa Sede, tanto che padre Cavalcoli è stato sospeso.Particolarmente indignate le associazioni lgbt perché “se è vero che il Vaticano si è affrettato a porgere le scuse alle popolazioni terremotate – si legge in una nota – è altresì vero che non sono state riservate le stesse parole di sostegno e solidarietà a tutte le persone omosessuali profondamente ferite da questa carica di odio e pregiudizio che arriva proprio dalle tonache della chiesa cattolica”.L’associazione nazionale Anddos, contro le discriminazioni da orientamento sessuale, sottolinea come la chiesa, “con queste frasi al veleno, sia ancora lontana anni luce dai valori di accoglienza e rispetto nei confronti di tutta la comunità lgbti, alla quale non vuole riconoscere diritti e dignità”.

“La frase pronunciata ai microfoni di Radio Maria – afferma il presidente nazionale Anddos Mario Marco Canale – secondo la quale il Terremoto sarebbe un castigo divino per le unioni civili, ha suscitato imbarazzo e dissenso da parte del Vaticano. In molti, tra vescovi e cardinali, si sono precipitati a sconfessare l’idea del Dio vendicativo e a chiedere scusa ai terremotati. Nessuno, tuttavia, ha voluto affrontare il punto nodale della questione, chiedendo scusa anche alle persone lgbti. Vogliamo spiegare al Vaticano e a tutti i cardinali che qui non si tratta solo di sottolineare con la penna rossa l’errore teologico del prelato che paventa l’idea di un dio castigatore, bensì di capire quanto odio possa armare una frase del genere detta ai microfoni dell’emittente più ascoltata in Italia”.

“Ci siamo stretti e continueremo a stringerci intorno alle popolazioni colpite – prosegue Canale – oggi il nostro pensiero va tuttavia a tutte le persone gay, lesbiche, bisex, transgender e intersex che vivono in quell’area, tra le quali ci sono anche migliaia di nostri associati e associate, e che devono sentire sulla propria pelle un simile carico d’odio e stigmatizzazione oltre alle sofferenze dovute al sisma. Nel nostro Paese, purtroppo, manca ancora una seria legge che equipari l’omofobia al razzismo, un vuoto normativo che alimenta in maniera determinante comportamenti come questi. Con le unioni civili abbiamo solo fatto un piccolo passo. Un Paese davvero civile, condanna con fermezza simili esternazioni d’odio, anche sul piano giuridico. Questo sarà uno dei prossimi obiettivi della nostra azione politica”.

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