Terremoto: borghi-fantasma, ma gli abitanti non li abbandonano, “se andiamo via, qui muore tutto”

I cittadini di Norcia aspettano tende, le stesse che gli erano state date e poi tolte dopo il terremoto del 24 agosto, aspettano docce e bagni chimici, ma nulla di tutto ciò è arrivato. Solo alcuni volontari con cibo e vestiti. Però, sottolinea la popolazione, gli inviti delle autorità ad andare via, negli alberghi, sono pressanti da settimane. Ma gli abitanti di Valcaldara, nella piana di Norcia, a 800 metri di quota, non mollano il loro borgo. Il borgo aveva 30-40 abitanti stabili più alcuni quelli saltuari, proprietari di seconde case che qui hanno radici. Da un mese una dozzina di irriducibili sono accampati in roulotte nel prato all’ingresso del paese, da dove possono vigilare bene sulle loro case.

Apparentemente sono tutte in piedi, ricostruite secondo criteri antisismici dopo il Terremoto nel 1979. “Oggi, trentasette anni dopo, e’ come allora, siamo riuniti nello stesso prato. E ricominciamo daccapo”, spiegano. “La vede quella capanna? – indicano al cronista – All’epoca fu usata come chiesa e qui c’erano i prefabbricati, che abbiamo tolto appena pochi anni fa, ci sono i segni in terra. Ora la capanna e’ lo spazio comune, cucina e mensa. Di notte dormiamo nelle roulotte, nei camper che ci siamo comprati, coi nostri soldi, senza aiuti di nessuno. Qualcuno dorme in auto, da un mese. Ma non andiamo via, non andiamo negli alberghi”. Li potrà battere solo la neve, ammettono, ma per l’inverno e’ ancora presto. Resistono. Come i cinque che non lasciano il paradiso dei cavalli a Castelluccio, o i due che non fanno un passo fuori San Marco.

L’Appennino dopo il Terremoto rischia di essere una ricchezza peculiare italiana a forte rischio di dispersione. “Se andiamo via tutti, qui muore tutto”, dicono, e a parlare e’ gente semplice. Il cratere e’ pieno di paesi-fantasma, va portata acqua potabile con autobotte, cibo, generi di pronta necessita’. La corrente elettrica, arriva. A Savelli, un altro pugno di case nelle vicinanze, la protezione civile stamani ha allestito una mensa. Ci sono volontari del Piemonte a gestirla, servira’ anche gli abitanti delle frazioni accanto. “Anche a Savelli dormiamo in macchina. La nostra casa era costruita con criteri antisismici e fino al 30 ottobre ha retto. Poi con la scossa di domenica scorsa ha ceduto”, spiega una madre di tre figli. “I ragazzi hanno paura – prosegue -, qui manca tutto, il lavoro mio e di mio marito e’ altrove, le frazioni sono dimenticate, ancora non e’ venuto nessuno a farci rientrare in casa. Non vogliamo farlo, non vogliamo arrenderci, ma in queste condizioni, senza aiuto di nessuno, dovremo andarcene”.