Barba nera e sguardo gentile: è l’ultimo abitante rimasto a Castelluccio di Norcia: “Sì, sono rimasto da solo, ma non mi sento solo e abbandonato. Ho da fare tutto il giorno con i cavalli, bisogna smontare i ripari e i recinti mobili sennò il vento che sferza la Piana d’inverno si porta via tutto. Seguo i loro tempi: ora stanno bene, quando sarà il momento che dovremo scendere a valle lo faremo”. Emiliano Brandimarte è uno dei 13 residenti stabili di Castelluccio, patria delle famose lenticchie e culla della sua famosa fioritura, tra maggio e metà luglio. Ha un allevamento di una quarantina di cavalli di razza haflinger, che scorazzano liberi nel Pian Grande e con i quali porta i turisti a fare escursioni e percorsi di trekking.
Ma adesso è l’unico rimasto a Castelluccio: tutti gli altri, racconta il presidente della Pro Loco Diego Pignatelli, hanno trasferito i loro animali in stalle sicure e si sono spostati dal paese. “Le mie pecore le ho portate a Rovigo, da alcuni amici, non potevo rischiare di farle morire in qualche stalla improvvisata. A marzo le andrò a riprendere e torneremo tutti qui. Perché una cosa è sicura – dice Diego – a primavera saremo di nuovo a Castelluccio per riprendere le nostre attività. Ci servono dei moduli abitativi, un laboratorio per il formaggio e dei moduli per le botteghe artigianali. Poi siamo a posto”. Mentre Emiliano è ancora lì: vive in un container nell’unica piazza ancora agibile del paese, sotto il vecchio centro storico interamente crollato. Possiede poco, ma il necessario a porte vivere dignitosamente: una cucina a gas, una dispensa con i viveri portati dai vigili del fuoco e dal soccorso alpino, una stanza con un letto e il bagno, riscaldamento e luce elettrica. Insieme a lui due forestali a fare la guardia al paese fantasma, su cui tra poco vigilerà una postazione fissa dell’Esercito. “Stanno in macchina, ma la cena ce la facciamo assieme”. C’e’ silenzio, Emiliano? “Un silenzio assoluto”. “Ma io – aggiunge – ho l’indispensabile. E poi già dopo la scossa del 24 agosto dormivo da solo, nella Piana, in un capanno di legno riadattato per l’occasione. Poi, con la scossa del 30 ottobre, ho deciso di venire qui per stare assieme agli altri”.
Nonostante la solitudine, le giornate di Emiliano sono piene. “Sto tutto il giorno in giro con i cavalli, ci sono tanti lavori da fare. E oggi sono andato di nuovo a visionare il percorso della transumanza. E’ complicato, ci sono delle rocce che potrebbero creare rischi per i cavalli, ma vediamo. Altrimenti troveremo un percorso alternativo”. Gli animali si sposteranno ad inizio dicembre attraverso un viaggio di circa 4 ore per arrivare a Norcia, dove avranno a disposizione un appezzamento di 30 ettari con “capanne, fieno e acqua. Ma – aggiunge Emiliano – continueranno a vivere liberi. Non li chiuderò in stalla”. Vi rimarranno giusto il tempo di far passare l’inverno e poi l’allevatore tornerà a Castelluccio. “Adesso è tutto un po’ cupo, anche se resta un posto meraviglioso. Sarebbe stato molto più triste se ci fossero stati i morti, ma fortunatamente non è andata cosi'”. E quindi? “Quindi innanzitutto devono riaprire una strada. Quella per Norcia è esplosa, quella per Visso è messa meglio ma ancora non hanno risolto il problema della frana. Devono farlo entro primavera, perché noi qui torneremo.” Del resto, per ricostruire e rinascere c’è bisogno di coraggio e ascesi, ed un cavallo è certamente il compagno di viaggio migliore, poiché “in sella ad un cavallo l’uomo può riuscire a placare il suo slancio verso l’infinito. A sentirsi, anche solo per un istante, più vicino al cielo.”
