Terremoto Irpinia: “Quest’anno ricordare il sisma avrà un valore particolare”

Quest’anno ricordare il terremoto in Irpinia avrà un valore particolare“. A dirlo è Rosanna Repole, sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, piccolo comune in provincia di Avellino devastato dal terremoto del 23 novembre 1980. La stessa Repole, due giorni dopo il sisma, fu eletta per la prima volta sindaco di Sant’Angelo all’interno di una tenda. Il primo cittadino, diversi assessori e consiglieri comunali erano morti la sera del 23 novembre. Ricordare quel tragico evento, quest’anno, avrà un valore particolare alla luce di quanto accaduto in centro Italia, con i terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre, quest’ultimo di magnitudo 6.5, la più forte scossa proprio da quella dell’Irpinia. “E’ stato un terremoto molto simile a quello che è capitato a noi – spiega all’Adnkronos Repole – anche se l’area è più piccola, il numero di morti per fortuna di gran lunga minore. Ma ha colpito una zona simile e ricorda quello dell’Irpinia anche per i danni ai piccoli comuni e ai beni culturali. Per questo ricordare il terremoto del 1980 quest’anno assume un valore particolarissimo“. E, aggiunge, “è l’occasione per un’operazione verità proprio sul sisma di 36 anni fa. Bisogna capire una volta per tutte la somma impegnata dallo Stato, quella realmente spesa per l’Alta Irpinia, l’Irpinia e la Basilicata, e considerare quanto sia stata allargata la mappa dei comuni, che è una cosa estremamente pericolosa e che mi auguro non accada altrove perché comporterebbe un intervento a dismisura“. Secondo il primo cittadino di Sant’Angelo dei Lombardi “i Comuni hanno operato bene nei processi di ricostruzione. Le cause della cifra esorbitante impegnata dallo Stato sono legate all’allargamento a dismisura dell’area del terremoto, compresa anche la città di Napoli. Sono scelte fatte dal Parlamento“. Infine, “bisogna comprendere bene quanto si è fatto e si deve ancora fare sulla sicurezza. Non possiamo ricordarci ogni volta che accade qualcosa del genere che ci sono dei Comuni in Italia che sono privi di un piano. Dobbiamo creare una cultura della prevenzione, partendo dai bambini delle scuole“, conclude.