In occasione del fortissimo terremoto che ha scosso oggi la Nuova Zelanda, è stato nuovamente osservato il raro fenomeno delle “luci sismiche”, o “luci telluriche” (in inglese “earthquake lights”). Qui i video.
Si tratta di un fenomeno luminoso che si sviluppa minuti od ore prima di un grande evento sismico. Bagliori, lampi bluastri, che possono durare da pochi secondi a minuti. Il termine “luci telluriche” non è ufficiale, ma viene usato per descrivere in generale gli effetti luminosi associati ad un evento sismico. Questi effetti luminosi, su cui fino a poco tempo fa aleggiava un’aurea di mistero, visti anche con sospetto dalla comunità scientifica per la loro rarità – si pensava a suggestione dei pochi che le notavano – sono sempre più studiati. Man mano che vengono osservati nel mondo, si moltiplicano gli studi scientifici su questi fenomeni e con essi anche le teorie sul perché si originano.
Effetti luminosi poco prima di grandi terremoti sono stati osservati fin da epoche antiche, fino ai giorni nostri. Anche in occasione del grande terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 vennero osservati. Soltanto fra il 1965 ed il 1967 vennero immortalati per la prima volta da delle fotografie, in un periodo di forti terremoti in Giappone, nella zona di Matsushiro. Da allora sono stati osservati numerose volte, ed anche grazie alla moltiplicazione dei mezzi di comunicazione ne abbiamo maggiore costanza: sono stati osservati anche prima del terremoto de L’Aquila del 2009, e l’INGV nel suo questionario “Hai Sentito il Terremoto”, inserisce gli “effetti luminosi” associati al terremoto come uno dei parametri da considerare per valutare l’intensità del sisma e i suoi effetti sul territorio.
Le teorie sul motivo di questi strani fenomeni sono diverse. C’è chi ha ipotizzato il coinvolgimento della piezoelettricità, del calore causato dalla frizione nell’area di faglia, dall’emissione di gas sprigionati prima della rottura della faglia, come il radon.
La teoria più recente ed apprezzata risale al 2014 e ipotizza un rapido accumulo dell’energia intrappolata tra le faglie del sottosuolo, con formazione di una differenza di potenziale elettrico fra le particelle che compongono la roccia. Lo studio, del canadese Robert Thériault, è stato pubblicato con il titolo “Prevalence of Earthquake Lights Associated with Rift Environments” sulin Seismological Research Letters, vol. 85, nº 1 della Seismological Society of America. Questo fenomeno si verificherebbe soltanto in condizioni particolari, con rocce formate da determinati minerali capaci di caricarsi elettricamente durante la scossa.
Ci vorrà ancora del tempo per sapere con certezza a cosa sono dovute le luci telluriche, bisognerà aspettare nuovi studi, conferme e ancora conferme delle ipotesi. Ma forse un giorno le luci sismiche potrebbero addirittura diventare una delle chiavi che porterà l’umanità a prevedere con precisione il verificarsi di un terremoto in questione di ore o giorni. Uno degli obiettivi principali della sismologia moderna.
