Terremoto: sono almeno 50mila le opere d’arte da salvare

“Nelle aree colpite dal terremoto ci sono almeno 50mila beni e opere d’arte da salvare prima che arrivi la neve”. Così Fabio Carapezza Guttuso, prefetto responsabile dell’unità di crisi del Mibact che, coordina il recupero e la messa in sicurezza del patrimonio culturale colpito dal sisma. Lo avevamo incontrato, come spiega Alessandra Lemme per LaPresse, dopo il terremoto del 24 agosto, quando i beni a rischio erano meno di un terzo. Da allora il prefetto e tutti gli ‘angeli della cultura’, esperti e vigili del fuoco, che lavorano per salvare l’arte colpita nel cuore del Paese non si sono fermati un solo giorno.“Abbiamo segnalazioni di danni, in molti casi gravissimi, su oltre 5000 immobili di pregioprosegue – perlopiù chiese nelle quali è conservato l’80 per cento delle opere a rischio: tele, statue, paramenti sacri, affreschi, opere di oreficeria e organi”.

LaPresse/Angelo Emma
LaPresse/Angelo Emma

“Ci vorranno almeno tre miliardi di euro per il recupero di questi beni anche perché in moltissimi casi non basta più la messa in sicurezza”, sottolinea il prefetto spiegando che dove tutto è crollato ci sono costi importanti da mettere in conto per la raccolta di macerie che vanno catalogate in vista della ricostruzione. Nelle chiese sventrate dal terremoto, senza più pareti, o soffitti, le opere restano senza protezioni, in balia del maltempo o peggio dei ladri. “Inoltre le ultime fortissime scosse hanno reso irraggiungibili decine di borghi aggiunge Carapezza Guttuso – ad esempio entrare a Camerino in questo momento è pericolosissimo: si cammina in stretti vicoli tra edifici pericolanti. Per le verifiche ci sta aiutando moltissimo l’uso dei droni.”“In tanti casi – evidenzia – saremo costretti a intervenire con gli elicotteri per recuperare opere dall’alto, lavorando in sospensione”.

LaPresse/Settonce Roberto

LE ‘SENTINELLE’ CHE RECUPERANO L’ARTE TRA LE MACERIE – Da agosto, sono al lavoro le forze dell’ordine, che vigilano contro gli sciacalli, e i vigili del fuoco del gruppo di soccorso speleo alpinistico fluviale (saf) che aiutano nelle verifiche e si occupano del recupero negli edifici pericolanti. Lavorano spesso sospesi in aria: attraverso gru, elicotteri, o altri mezzi si fanno calare dentro chiese o case. “Noi interveniamo quando è troppo pericoloso agire da terra per mettere in sicurezza un edificio o recuperare qualcosa all’interno di esso”, spiega Mauro Caciolai, comandante del nucleo interventi speciali dei vigili del fuoco, istituito per supportare dal punto di vista tecnico e organizzativo tutte le operazioni di messa in sicurezza, recupero e demolizioni nel dopo sisma. Al loro fianco ci sono gli esperti del Mibact e i carabinieri del comando tutela del patrimonio culturale.

LaPresse/ Mario Sabatini

I QUATTRO PRONTO SOCCORSO DELLA CULTURA – Subito dopo il recupero le opere vengono portate nei quattro depositi istituiti in ognuna delle quattro regioni colpite: il primo, quello di Cittaducale, a pochi chilometri da Amatrice, nel Lazio, è stato messo a disposizione dalla guardia forestale e ospita già oltre 1400 opere. Poi ci sono quelli di Spoleto al Santo Chiodo, in Umbria, il forte Malatesta vicino ad Ascoli, nelle Marche, e un quarto centro vicino a L’Aquila, in Abruzzo. In questi ‘pronto soccorso’ dell’arte a fare da medici e infermieri ci sono i restauratori dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro e dell’Opificio delle Pietre Dure: a tele e statue in arrivo viene dato, dopo una prima visita di accoglienza, un codice, giallo o rosso, proprio come a un paziente in ospedale. Gli interventi sulle opere cominciano rapidamente per evitare che le lesioni peggiorino: un taglio su una tela va fermato perché il danno non si aggravi e se il quadro si bagna non lo si asciuga ma lo si refrigera. Ogni opera ha una sua cartella, tutto viene archiviato e conservato in attesa del restauro vero e proprio. Si lavora giorno e notte nella speranza che tutti i beni a rischio siano recuperati prima che neve, freddo e nuove scosse li distruggano irrimediabilmente.