Come abbiamo già spiegato nelle scorse ore, in Italia i tornado (o trombe d’aria), sono fenomeni meteorologici rari ma non eccezionali: basti dire che negli ultimi quindici anni se ne sono verificati varie decine, alcuni dei quali purtroppo hanno causato vittime e gravi devastazioni nel nostro paese.
Ma quali sono le aree più a rischio tornado in Italia? Partendo dal Nord e spostandoci verso il Sud, una delle aree più a rischio è la Pianura Padana: dal Veneto alla Lombardia è qui che in passato si sono verificati alcuni degli episodi più drammatici. Arcore 2001, Venezia 2012, Brenta 2015: questi sono alcuni degli eventi più recenti e dannosi. Ma se andiamo più in là nel passato ne troviamo tanti altri: Friuli, luglio 1867. 15 vittime e almeno 50 feriti, Brianza 23 luglio 1910, oltre sessanta vittime, 1930. Circa 23 vittime nell’area di Treviso-Udine, Lombardia 1957: 6 vittime, Tornado di Venezia dell’11 settembre 1970; 36 vittime, circa 500 feriti e danni per 5 miliardi di lire.
Spostandosi verso il Centro, un’altra area colpita in passato da numerosi episodi di tornado è stata quella del litorale laziale. Da Civitavecchia fino a Terracina, sono stati gli episodi devastanti nel passato: a volte questi hanno raggiunto anche Roma, come successo nel 1961 (4 vittime) e ieri, 6 novembre 2016 (2 vittime).
Altre aree molto soggette a tornado, sulla base dei dati storici che abbiamo, sono il nord della Campania e la Puglia. In Puglia si sono verificati in passato episodi catastrofici, come il devastante torando del 10 settembre 1832 fra Diso e Otranto: almeno 32 morti. Recentemente, nel novembre del 2012, la Puglia è stata colpita da un’altra violentissima tromba d’aria che ha causato 1 vittima e gravi danni.
Ed arriviamo in Sicilia, regione dove si sono concentrati alcuni dei più forti tornado della storia d’Itali, specialmente sul versante orientale. Qui avvenne il più disastroso della storia d’Europa: era l’8 Dicembre 1851 quando una enorme tromba d’aria causò 500 vittime e centinaia di feriti
nell’area di Marsala. Ma ancora bisogna segnalare quello di Catania del 1884, quello nella Piana di Catania dell’ottobre 1968, e quello più recente del 2014 in Sicilia orientale, fra Catania ed Acireale.


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