Uccide la figlia di 3 mesi soffocandola: ecco cos’è la sindrome di Munchausen

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Avrebbe ucciso la figlioletta di soli tre mesi soffocandola, nella notte tra il 12 e il 13 febbraio scorso, mentre la bambina si trovava ricoverata dal giorno prima nel reparto di Pediatria dell’Ospedale ‘Giovanni XXIII’ di Bari. Con queste accuse è stato arrestato Giuseppe Difonzo, 29 anni, di Altamura, già detenuto dal 9 aprile per il reato di violenza sessuale aggravata commessa ai danni di una minorenne, figlia di una amica della sua convivente. A notificare la nuova ordinanza cautelare, emessa dal gip del tribunale del capoluogo pugliese Roberto Olivieri del Castillo, su richiesta del pubblico ministero Simona Filoni, sono stati i carabinieri del Nucleo Investigativo. L’omicidio risulta aggravato dai motivi abietti e dall’aver commesso il fatto su una discendente e con premeditazione, e per aver approfittato che a quell’ora di notte non c’era nessun altro nella stanza di degenza e che la piccola era indifesa. Secondo quanto accertato dalle indagini, che hanno portato la Procura l’8 luglio scorso ad avanzare al gip la richiesta di misura cautelare, la piccola, nata il 29 ottobre 2015, nei tre mesi di vita era stata più volte ricoverata, dopo ripetuti accessi al Pronto Soccorso, negli Ospedali di Altamura e di Bari, nell’arco temporale tra il 19 novembre ed il 13 febbraio per 76 giorni complessivi fino al decesso durante l”ultima degenza in ospedale di quarantotto ore. In occasione dei vari accessi, la neonata era giunta in ospedale sempre a causa di ‘riferite cianosi, difficoltà respiratorie, crisi dispnoiche’, condizioni mai riscontrate durante i ricoveri ospedalieri, in occasione dei quali è stata sempre monitorata e non è stata rilevata alcuna anomalia. Ad eccezione di quanto accaduto la mattina del suo ultimo giorno di vita quando, intorno alle 12,30, la piccola è stata colta da una crisi respiratoria, apparentemente riconducibile ad inspiegabili motivi di salute, in circostanze che, secondo gli inquirenti, vedevano presente nella stanza dell’ospedaleGiovanni XXIII di Bari esclusivamente il padre ed in assenza di problematiche cliniche che potessero giustificare anche questo episodio capitato alla bambina. Grazie alle perquisizioni e all’autopsia sul cadavere della bambina e alle audizioni di numerose persone (primi soccorritori, medici, infermieri, familiari della deceduta), e attraverso il sequestro di documentazione relativa all’indagato e delle apparecchiature (saturimetro ed holter) e delle cartelle sanitarie, gli inquirenti sono giunti alla conclusione che la piccola deceduta era stata oggetto di diverse azioni aggressive e violente da parte del padre, portatore della ‘Sindrome di Munchausen‘, verosimilmente trasferita ‘per procura’ alla figlia subito dopo la sua nascita (così come segnalato dal Direttore della Unità operativa di Neonatologia del Policlinico di Bari già il 13 gennaio al Tribunale per i Minorenni di Bari). I tentativi di soffocamento avrebbero assunto nel tempo un aspetto via via più aggressivo ed incalzante, fino alla maturazione del proposito omicidiario. Secondo gli inquirenti, Difonzo avrebbe agito con freddezza e premeditazione, nella notte tra il 12 ed il 13 febbraio. Dopo aver consumato il delitto ed essendo ormai consapevole del fatto che fossero trascorsi i minuti fatali per qualsivoglia azione di rianimazione della bambina, si sarebbe adoperato in una richiesta di aiuto, ritenuta fantomatica e singolare, rivolta al personale infermieristico, dopo essere uscito dalla stanza di degenza, quando ormai la bambina si trovava in uno stato di asfissia avanzata e presentava il volto completamente marezzato.

bambini malattia genetica Sembra trattarsi, come riferiscono gli investigatori, del primo caso di omicidio consumato da una persona, il padre, portatrice della ‘Sindrome di Munchausen per procura‘, scoperto in Italia e posto in essere dalla figura paterna. Difonzo, munito di un buon livello culturale e di cognizioni medico infermieristiche e giuridiche, dopo aver causato la morte della figlia, che secondo i medici era in condizioni di salute ottimali, dopo aver effettuato l’ultima poppata alle 23,00, non si sarebbe determinato a richiedere l’intervento dell’Autorità Giudiziaria pur in presenza di circostanze del decesso così singolari, in quanto anomale, improvvise e prive di ancoraggio al dato clinico. L’intervento della Magistratura è stato richiesto dai sanitari che hanno avuto in cura la bimba. Prima della nascita della bambina, figlia primogenita, l’indagato avrebbe effettuato nel giro di pochi anni numerosi accessi (28 accertati) nei nosocomi di Altamura e di Matera, dal 2010 e fino al 2015, di cui uno per un tentato suicidio (poi rivelatosi totalmente inscenato). Gli accessi sarebbero cessati con la nascita della figlia, ma poi sarebbero ripresi quando la piccola aveva poco più di venti giorni, con crisi, sempre della stessa natura, attribuite dal padre questa volta alla figlia. Il 9 aprile l’uomo è stato arrestato per il reato di violenza sessuale aggravata su una minorenne. Durante tutto il periodo delle indagini Difonzo ha cambiato più volte versione dei fatti, pur di arrivare a far credere agli inquirenti che la notte dell’omicidio della figlioletta non si trovasse da solo in stanza con lei, venendo smentito dalle risultanze procedimentali, incluse le dichiarazioni della sua convivente e dagli altri riscontri acquisiti. L’attività di indagine ha consentito di evidenziare che Difonzo avrebbe manipolato la convivente fin dalla prima convocazione in Procura, svoltasi il 17 febbraio, prospettando alla donna una diversa dinamica dei fatti della sera dell’omicidio ed istigandola a mentire agli inquirenti su quanto realmente accaduto.

Cos’è la Sindrome di Munchausen per procura

neonatoE’ un fenomeno di abuso sommerso esercitato il piu’ delle volte dalle madri: si tratta di persone affette da un disturbo mentale che le porta ad arrecare un danno fisico al figlio per attirare l’attenzione su di se’. Il bimbo viene utilizzato per appagare un desiderio inconscio del genitore, che mette in atto un dramma personale e rinforzala sua relazione con medici o ambiente ospedaliero. La ”Sindrome di Munchausen per procura” si sostanzia nell’abuso che deriva dalla troppa cura: il genitore inventa sintomi e malattie per curare le quali sottopone il figlio ad un’infinita’ di accertamenti medici e diagnostici, spesso invasivi, inutili e ingiustificati. Trae in inganno anche i medici che difficilmente arrivano a pensare che sia stata proprio il genitore ad avvelenare o soffocare il figlio o indirettamente ne abbia causato addirittura la morte. La sindrome prende il nome dal barone von Munchausen, un nobile mercenario tedesco del XVIII secolo famoso per le sue bugie, ed è detta ‘per procura’ perche’ i sintomi delle malattie sono proiettate dal genitore sui figli. Il bambino vittima di questa forma di abuso rischia seri danni fisici e psicologici e, spesso, la vita. La persona che esercita questo tipo di violenza ha forti disturbi della personalita’ di tipo isterico o narcisistico, sottopone il figlio ad esami diagnostici che spesso altera per convincere i medici della presenza di una patologia.