Vaccini, Censis: “Siamo sotto ‘effetto gregge’, necessaria informazione”

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Nel rapporto tra italiani e salute, una grande discontinuità è segnalata sul fronte della prevenzione da parte del rapporto Censis-Farmindustria: negli ultimi anni si è assistito ad una trasformazione del paradigma culturale della vaccinazione, in cui la dimensione della obbligatorietà risulta ampiamente ridimensionata e la scelta individuale assume un peso crescente. Già a partire dal 2010 si registra un lieve calo, pur nella variabilità tra le diverse vaccinazioni, mentre 2014 la soglia minima di copertura al 95% in grado di assicurare “l’immunità di gregge” non è stata raggiunta per la maggior parte delle vaccinazioni dell’età pediatrica, coperture ancora più ridotte si sono rilevate nel 2015. Un trend in negativo si rileva non solo rispetto alle vaccinazioni dell’età pediatrica ma anche rispetto alle vaccinazioni antiinfluenzali: la copertura per la popolazione passa dal 17,9% nel 2010-2011 al 13,9% nel 2015-2016, e per la popolazione di 65 anni e oltre dal 65,9% nella stagione 2010-2011 al 49,9% nel 2015-2016.

L’accesso diretto all’informazione sanitaria, e soprattutto l’accesso alle informazioni attraverso le potenzialità infinite della rete, rappresenta uno degli elementi in grado di impattare in modo più dirompente sui nuovi atteggiamenti culturali nei confronti della vaccinazione, con il 40% dei genitori che hanno utilizzato internet in relazione alla vaccinazione che ammette di aver rintracciato nei social network informazioni che attribuiscono alla vaccinazione un valore negativo. Se il ricorso alle vaccinazioni in questi ultimi anni si presenta più contenuto, sempre più ampia è l’attenzione che la popolazione femminile attribuisce ad esami di screening e controlli preventivi in assenza di sintomi: nel 2013 il 67,4% di donne di 40 anni e oltre dichiara di essersi sottoposta almeno una volta a mammografia, il 73,4% delle donne di 25 anni e oltre a Pap-test. Rimangono comunque accentuate le differenze tra le aree territoriali del Paese con le donne residenti al Nord Est che vi fanno più ricorso (78,6% per la mammografia e 84,1% per il pap-test) e una quota nettamente più ridotta al Sud e Isole (rispettivamente il 52,1% e 58,4%).