Veronesi, la figlia Giulia: è morto come voleva, gli siamo grati per tutto

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“Siamo tutti disperati. Era una cosa che ci aspettavamo, era qualche mese che papà non stava bene. Ma era quello che voleva: morire nella sua casa con tutti noi cari intorno, e così è stato. Ieri se n’è andato così, tra le nostre braccia. Noi siamo riconoscenti, fortunati di averlo avuto con noi tutti questi anni”. Così Giulia Veronesi, figlia di Umberto, esprime la sua commozione per la perdita del padre, morto ieri alla soglia dei 91 anni nella sua abitazione milanese. “Siamo veramente più ricchi – dice ai giornalisti davanti alla casa di famiglia – e fortunati di aver condiviso con lui le sue battaglie, i suoi valori, le sue speranze, il suo positivismo. E’ un uomo che dà una grande forza in tante occasioni difficili. Un ottimista, anche nella consapevolezza della difficoltà di trovare una ragione a questa esistenza, nella difficoltà di capire le grandi contraddizioni e il grande male che certamente esiste. Però – aggiunge – ci ha sempre spronato a vivere in modo coraggioso e libero. Ci ha insegnato la tolleranza verso gli altri, il rispetto del pensiero di tutti. E l’amore, la curiosità, la ricerca. Sono tutte cose che noi abbiamo cercato di ereditare da lui”. Giulia racconta della pioggia di attestati di vicinanza e affetto ricevuti nelle ore immediatamente successive alla scomparsa dello scienziato ed ex ministro della Sanità. “Quasi dopo 5 minuti che lui non c’era più sono iniziati i messaggi di stima. Un bombardamento. E’ stato veramente incredibile, più di quello che ci aspettavamo”. L’Istituto europeo di oncologia, che Veronesi ha fondato, “ci auguriamo mantenga almeno i valori basilari del suo insegnamento e delle sue idee”, prosegue Giulia Veronesi che ha scelto di seguire le orme del padre in oncologia, occupandosi di tumore al polmone. “Io non lavoro più all’Ieo, ma in un altro Istituto. Però i suoi valori sono condivisibili da parte di tante istituzioni – precisa – e noi ci auguriamo che lui lasci qualcosa di positivo per il futuro e per tutte le persone che hanno bisogno di aiuto”. Giulia parla anche della scelta di celebrare il ricordo del padre a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano. “Noi siamo contenti – assicura – E’ un segno d’amore che la sua città gli esprime”. Ora i figli si stringeranno attorno alla madre, Sultana Razon. “Sono stati 53 anni insieme – conclude l’oncologa – Ma lei è una roccia. E adesso ce la coccoleremo noi, come ha fatto lei quando eravamo piccoli”.