Il terremoto ha sorpreso Cascia mentre si scrollava di dosso l’immagine di meta esclusivamente destinata al turismo religioso. Del resto qui non c’è più nessuno: il centro storico è vuoto, i palazzi sono stati evacuati e la disperazione è tanta tra sfollati e tende della Protezione Civile.
Ma qual è la storia di Cascia? La cittadina è situata nella zona più montuosa dell’Umbria, vicino al Parco Nazionale dei Monti Sibillini, sinuosamente adagiata sul colle Sant’Agostino; stretta dall’abbraccio di alteri rilievi che digradano sino al fiume Corno, affluente del Nera. Questo delizioso paesino, rinomato oltretutto per il suo speciale zafferano, è uno dei più importanti centri spirituali della regione e celebre meta di pellegrinaggio. Dal fascino mistico, Cascia era abitata dai Romani, inclusa nell’antico municipio di Cursula. Asserragliata e assoggettata dal bizantino Narsete nel 553, Cascia venne immessa nel Ducato Longobardo di Spoleto e nel X secolo divenne una repubblica indipendente con una propria moneta.
Dopo essere stata subordinata al potere della signoria dei Trinci di Foligno, nel 1220 fu invasa da Federico II di Svevia. Nel 1300 fu distrutta da un terremoto, ma fu prontamente riedificata e fortificata, anche se nel 1516 fu nuovamente conquistata e la sua rocca andò distrutta. Nel XVI secolo Cascia si piegò allo Stato Pontificio sotto il cui dominio rimase fino al 1860. Cosa visitare a Cascia? La basilica-santuario di Santa Rita, che offre una significativa occasione di riflessione e di preghiera in quanto i fedeli rimangono affascinati dalle virtù che Margherita, questo il suo nome di battesimo, apprese alla scuola spirituale del suo protettore Sant’Agostino.
Il santuario, eretto nel 1937-47 sul luogo dell’antica chiesa agostiniana annessa al monastero dove morì santa Rita, presenta un altare maggiore decorato da rilievi con l’Ultima cena e custodisce il Corpus Christi portato a Cascia dal beato agostiniano Simone Fidati. Il miracolo avvenne nel 1330 a Siena: un sacerdote, mentre andava a portare la comunione a un infermo, pose l’ostia nel breviario. Giunto a casa del malato vide che l’ostia era diventata sangue e le macchie di sangue avevano la forma di un profilo di volto umano.La cappella di Santa Rita, in cui è custodito il suo corpo, si apre dietro una grande cancellata in ferro battuto. Sotto l’altare della cappella della Consolazione è invece conservato il corpo del beato agostiniano Simone Fidati (1285 ca-1348).
Nell’aprile 1988 è stata inaugurata anche una basilica inferiore, molto moderna, sempre con la pianta a croce greca, nata su una vecchia cripta. Tra la basilica superiore e quella inferiore, scendendo, a sinistra, collegata con le due chiese, si trova la penitenzieria. Il Monastero di Santa Rita, situato a sinistra della basilica, conserva memorie legate alla vita della Santa e alla devozione ritiana: il coro interno dove santa Rita fu introdotta “miracolosamente”, la vite da lei piantata, la dimora delle api, la cella dove morì e dove è collocato il sarcofago nel quale venne deposta nel 1457; il roseto trapiantato qui, secondo la tradizione, dall’orto della nativa Roccaporena.


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