Ambiente: i tronchi fossili di Vilminore svelano i segreti della Val di Scalve

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Sono gli inconsapevoli testimoni della storia e formano una vera e propria enciclopedia vivente: gli alberi raccontano la valle di Scalve nella mostra “I tronchi fossili di Vilminore di Scalve. La foresta travolta e conservata dai ghiacciai” a Palazzo Pretorio di Vilminore di Scalve, sede della Comunità Montana di Scalve. Un allestimento nato dall’omonimo progetto di ricerca promosso dal Parco delle Orobie Bergamasche, dal Comune di Vilminore di Scalve e dal Bim dell’Oglio, per fornire un contributo importante alla conoscenza delle più antiche glaciazioni e alle conseguenze da queste prodotte sulla flora bergamasca. Un’indagine appassionante durante la quale sono stati analizzati tronchi di larici e pini di oltre 290 anni d’età, sia attraverso moderni mezzi multimediali sia attraverso l’osservazione di sezioni di un antico tronco fossile e di tronchi di larice di tempi più recenti, ricostruendo la storia geologica, climatica e della biodiversità della Valle di Scalve. Le analisi, svolte dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, con il contributo dell’Università Milano Bicocca e di vari ricercatori, hanno preso avvio dopo il ritrovamento nel 2007 di tronchi fossili immersi in depositi lasciati dai ghiacciai alla base di una parete di frana in Valle del Povo, a Vilminore di Scalve. Reperti che hanno dimostrato la prima avanzata dei ghiacciai durante l’ultima glaciazione, oltre 50mila anni fa, quando i ghiacciai travolsero le foreste subalpine che popolavano la valle. “Questi tronchi parlano di noi, delle nostre terre, dei nostri antenati, del passato ma anche del futuro. Ci aiutano a capire cosa è successo prima e quale ambiente abbiamo ricevuto in dono – spiega Yvan Caccia, presidente del Parco delle Orobie bergamasche – le Orobie rappresentano un’eccezionale scrigno di biodiversità, un importante capitale naturale che spetta a noi tutelare, ma per poterlo fare al meglio dobbiamo conoscerlo. Anche grazie all’aiuto degli alberi”.