I ricercatori italiani non rimpiangono il governo Renzi dato che, sostengono, “in tre anni e’ arrivata tanta propaganda mediatica ma nessun impegno concreto per risollevare le condizioni della ricerca“. E’ quanto si legge sulla rivista Nature che ha raccolto i commenti di alcuni ricercatori italiani di fama internazionale come il fisico Giorgio Parisi, della Sapienza di Roma, e il biologo Cesare Montecucco, dell’universita’ di Padova. “E’ vero che da questo governo ci sono stati piccolissimi segni di miglioramento rispetto ai precedenti – ha detto Parisi all’ANSA – ma e’ davvero troppo poco. Sono state fatte semplicemente iniziative mediatiche ma nessuna delle cose che servirebbero davvero. Ci si sente solo presi in giro“.
In italia la ricerca universitaria avrebbe bisogno di circa 1 miliardo di euro, ovvero il 20% del budget totale, indispensabile per il normale funzionamento del settore, ha precisato Parisi: “ovviamente questa mancanza si e’ riversata nel taglio delle assunzioni, con il blocco del ricambio dei ricercatori e degli insegnanti”. “E’ un taglio che risale al 2008, con le misure prese dal ministro Tremonti – ha spiegato il ricercatore – e le correzioni una tantum non servono assolutamente a niente. Nessuno pretende che vengano ripristinati dall’oggi al domani, ma questo buco deve essere in qualche modo recuperato”. E sempre su Nature Montecucco ha dichiarato che “Renzi e’ diventato primo ministro in un momento di grave crisi economica e sociale, e ha iniettato un senso di energia e ottimismo nel settore universitario e della ricerca. Le nostre aspettative erano cresciute ma sono state per lo piu’ deluse“. Nell’articolo si ricorda infine anche due delle iniziative mediatiche di Renzi: il progetto Human Technopole, criticato da molti ricercatori italiani, e la proposta di creare 500 cattedre per professori di ‘elite’, intitolate a Giulio Natta, i cui criteri di selezione sono considerati inaccettabili da diversi ricercatori.


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