Iran, rapporto Onu: scienza e tecnologia in forte crescita, secondo al mondo per laureati in ingegneria

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L’Iran ha sviluppato le competenze tecniche e scientifiche necessarie per essere un partner a livello globale non solo nel settore petrolio e gas, ma deve investire di piu’ nell’innovazione per poter competere con efficacia. Lo rileva un rapporto dell’United Nations Conference on Trade and Development (Unctad), diffuso oggi sul sito ‘unctad.org‘. Dal 2005, quando l’Unctad ha compiuto l’ultima valutazione delle politiche del Paese in ambito scientifico, tecnologico e dell’innovazione, l’Iran ha visto uno dei piu’ alti tassi di crescita in termini di produzione scientifica, salendo dal 34/o al 16/o posto per pubblicazioni scientifiche. L’Iran inoltre e’ al secondo posto nel mondo per numero di laureati in ingegneria ‘pro capita’, rileva ancora il rapporto.

Il Paese ha mostrato di poter compiere ricerca di prima qualita’ anche in settori emergenti come le nanotecnologie, ma ora la sfida – si rileva ancora nel rapporto – e’ quella di commercializzare queste conoscenze. Le sanzioni che lo hanno colpito dal 1980, e si sono rafforzate dal 2008, hanno certo limitato l’accesso dell’Iran ai finanziamenti esteri, ma hanno anche costretto il Paese – si osserva – a diventare autosufficiente. E ora e’ il produttore di petrolio con l’economia piu’ diversificata nell’Asia occidentale. Di “straordinarie risorse umane” in Iran parla in una nota Shamika Sirimannem direttrice della divisione Tencologia e logistica dell’Unctad, dicendosi ottimista sulla capacita’ del Paese di “riconnettersi” con l’economia globale. Il rapporto rileva tuttavia che l’Iran deve accompagnare i suoi successi in campo scientifico e tecnologico con adeguate politiche in settori chiave come commercio, investimenti, sviluppo industriale, educazione e competitivita’.

E in questo, vi si aggiunge, investimenti diretti stranieri possono essere di grande utilita’ per il Paese. Sebbene si possa fare di piu’ anche nel campo dello sviluppo e dell’innovazione tecnologica, il rapporto rileva che negli ultimi anni sono nate 2.700 imprese ad alto contenuto innovativo, per 6,6 miliardi di dollari. Tuttavia, si aggiunge, anche la grande industria dei settori energetico, automobilistico e dell’acciaio deve investire di piu’ in innovazione. Il rapporto raccomanda infine che la quota di Pil investita in ricerca e sviluppo passi dall’attuale 1% scarso al 2,5%, con particolare attenzione al settore privato.