Da una proteina ‘fossile’ arriva una possibile soluzione per la sindrome di Lesch-Nyhanuna. La proteina urato ossidasi (Uox) potrebbe infatti evitare l’accumulo eccessivo di acido urico nel sangue. Ma, essendo scomparsa con l’evoluzione della specie, sarebbe una variante presente nel Dna dei nostri antenati a funzionare sugli umani. La scoperta, pubblicata su ‘Scientific Reports’, è opera del gruppo di ricerca dell’Università di Parma guidato da Riccardo Percudani, che si è avvalso dei finanziamenti di Fondazione Telethon. “La sindrome di Lesch-Nyhan è una patologia ancora priva di una terapia efficace – spiegano i ricercatori – caratterizzata dall’accumulo eccessivo di acido urico nel sangue (iperuricemia), che porta allo sviluppo di gotta e problemi renali e gravi deficit neurologici. La sindrome colpisce essenzialmente individui maschi che ereditano dalla madre (portatrice sana) il difetto genetico responsabile, a carico di un gene situato sul cromosoma X e contenente le informazioni per una proteina essenziale per il riciclo delle purine, uno dei mattoni dei nostri acidi nucleici Dna e Rna”.

“La perdita dell’urato ossidasi durante la nostra storia evolutiva non è stata brusca, ma graduale – prosegue Percudani – ed è passata anche attraverso questa variante parzialmente funzionante che oggi potrebbe rivelarsi efficace per evitare l’accumulo di acido urico nel sangue. Gli enzimi persi durante l’evoluzione potrebbero oggi essere impiegati per la terapia enzimatica sostitutiva della sindrome di Lesch-Nyhan”. Fondazione Telethon, che ha finanziato la ricerca, è impegnata in questi giorni nella promozione della campagna ‘Presente’ di sensibilizzazione e raccolta fondi per la ricerca scientifica contro le malattie genetiche rare. Fino al 20 dicembre sarà possibile donare inviando un sms o chiamando il numero solidale 45510. Sabato 17 e domenica 18 dicembre in più di 3 mila piazze in tutta Italia sarà possibile partecipare alla raccolta fondi ricevendo, con una donazione minima di 10 euro, un cuore di cioccolato.
