Salute: malati come Sant’Ambrogio, dolori ai muscoli e alle ossa per un over 50 su 2

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Un problema di salute pubblica che non risparmia neanche i Santi. I dolori articolari e muscolo-scheletrici, secondo le stime degli esperti, tormentano un over 50 su 2. E’ una delle condizioni algiche più diffuse e invalidanti che da millenni affligge l’uomo e fra le sue ‘vittime’ ha anche illustri personaggi storici. Uno in particolare molto caro a Milano, che si appresta a festeggiarlo come ogni anno domani 7 dicembre: è il patrono della metropoli lombarda, Sant’Ambrogio, vescovo della città meneghina nel IV secolo. La prova scientifica dei dolori di cui ha sofferto era nel suo scheletro: “Aveva una lombalgia dovuta a una forma di spondiloartrite, probabilmente una spondilite anchilosante benché non sia facile differenziare le due patologie articolari dall’esame delle ossa“, spiega Leonardo Punzi, direttore Cattedra e Unità operativa complessa di Reumatologia, Dipartimento di medicina Dimed dell’università di Padova. Il patrono di Milano non era solo nel suo ‘incubo’.

Sono tanti i malati come lui: “Fra forme infiammatorie e non, la lombalgia occupa il primo posto nella classifica che valuta gli anni globali vissuti con disabilità, all’interno del più importante studio epidemiologico condotto negli ultimi anni, il Global burden of diseases”, continua Punzi, che con un gruppo di esperti oggi a Milano ha fatto il punto sulla gestione di queste condizioni dolorose, nell’ambito della campagna di informazione sul dolore ‘NienteMale’, nata dalla collaborazione tra la farmaceutica Angelini e l’azienda di editoria medico-scientifica Edra. Il 2016 è stato un anno speciale: l’Efic (European Pain Federation) lo ha proclamato Anno europeo della lotta al dolore articolare. L’obiettivo è quello di sensibilizzare su un problema spesso sottovalutato ma in costante crescita, sottolineano gli specialisti.

Responsabili del dolore articolare sono patologie molto comuni di natura degenerativa, come l’artrosi, o infiammatoria, come le varie forme di artrite (ad esempio spondiloartriti, artrite reumatoide e gotta). Più colpite le donne, nelle quali la prevalenza di artrite/artrosi è pari al 22%, contro il 12% negli uomini. “L’artrosi sintomatica è una malattia che colpisce circa il 15% della popolazione adulta ma, oltre i 60 anni, si comincia a superare il 25-30% – avverte Punzi – Le sedi più colpite sono le ginocchia, l’anca e le mani. Nonostante sia sottostimata, l’artrosi è anche la causa più frequente di ospedalizzazione nei reparti di ortopedia per interventi di artroprotesi. Le diverse forme di artriti interessano in Italia circa il 3% dei soggetti sopra i 18 anni“.

Altra causa frequente di dolore muscolo-scheletrico è appunto la lombalgia: nel corso della vita, il classico mal di schiena colpisce fino all’84% dell’intera popolazione e nel 23% dei casi diventa cronico, con ripercussioni sulla qualità di vita. Può avere un’origine meccanico-strutturale oppure essere dovuto a una forma infiammatoria, come quella sperimentata da Sant’Ambrogio. “Se non adeguatamente trattato, il dolore che svolge un ruolo fondamentale di segnale d’allarme per il nostro organismo, può evolvere verso una forma cronica e, da sintomo, divenire malattia“, evidenzia Massimo Allegri, ricercatore dell’università di Parma, II Servizio anestesia rianimazione e Centro del dolore dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma.

“Controllarlo è dunque essenziale. Ciò avviene con i farmaci in grado di bloccare la trasmissione degli impulsi dolorosi: a livello periferico con gli antinfiammatori non steroidei (Fans), se c’è un’infiammazione, e a livello centrale con il paracetamolo, gli oppioidi e gli adiuvanti”. Per l’artrosi “non c’è cura che possa arrestarne la progressione e quindi si ricorre ai farmaci sintomatici”, aggiunge Punzi. “Il primo analgesico di riferimento per efficacia e tollerabilità, in base anche alle Linee guida Eular, è il paracetamolo. Se il paziente non risponde a questa terapia, si passa ai Fans che però non sempre si possono prescrivere. Bisogna tener conto, infatti, che il 15% degli anziani assume anticoagulanti“.