Il Terremoto di magnitudo 6,4 avvenuto sulla costa nord dell’isola indonesiana di Sumatra alle ore 23.03 italiane sembra essere associato al Terremoto di magnitudo 9,1 del 26 dicembre del 2004 ed anche agli altri due avvenuti nella stessa regione, quello di magnitudo 8,6 del 2005 e di magnitudo 8,5 del 2007. Lo ha spiegato il sismologo Gianluca Valensise dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). “Questi tre terremoti – ha detto – sono il motore del sisma di questa notte perché hanno trasferito sforzi sul sistema di faglie”.
Il sistema di placche è lo stesso dei tre terremoti precedenti ma coinvolge faglie diverse, che sono più superficiali e più piccole. Il Terremoto, ha aggiunto, “si è verificato nel contesto generale dello scontro tra la placca Indo-australiana e quella Euroasiatica e, nello specifico, è stato generato dal movimento dei due lembi della faglia che si muovono l’uno accanto all’altro”. Queste due placche, ha proseguito Valensise, sono tra le più grandi del pianeta: “La placca Indo-australiana si infila sotto quella Euroasiatica e lo scontro avviene alla velocità di 6 centimetri all’anno, che e’ un valore molto alto in grado di generare forti terremoti“.
Come quello di magnitudo 9,1 del 26 dicembre del 2004, quello di magnitudo 8,6 del 2005 e di magnitudo 8,5 del 2007. Ma tra i tre terremoti precedenti e quello di stanotte ci sono delle differenze fondamentali: “Gli altri tre sono avvenuti in mare, questa notte – ha detto Valensise – il Terremoto è avvenuto sulla costa, il fondo marino si e’ deformato ma non in modo tale da provocare uno tsunami perché i lembi della faglia si sono mossi sul piano orizzontale”. Inoltre il Terremoto è meno forte, ma è avvenuto sulla terraferma ed è stato più superficiale. E’ avvenuto ad una profondità compresa tra 8 e 10 chilometri, ha rilevato l’esperto, valore confrontabile con quella dei recenti terremoti in Appennino Centrale. “E’ la conferma – ha aggiunto – che un Terremoto di questa intensità fa vittime se avviene sotto un centro abitato, perché causa crolli”.
