Terremoto L’Aquila, sindaci cratere preoccupati dopo referendum: “Nessuna misura legge stabilità”

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Le vicende politiche delle ultime ore, conseguenti ai risultati del referendum, sono per noi sindaci del Cratere fonte di forte preoccupazione. Abbiamo avuto modo di constatare che la legge di stabilita’ approvata, nonostante le reiterate assicurazioni da parte del Governo e dei politici locali, non prevede nessun provvedimento a favore del Cratere e di L’Aquila“. E’ il grido di allarme dei sindaci del cratere del terremoto al termine della riunione del tavolo di coordinamento che si e’ svolta a Fossa (L’Aquila) nel pomeriggio nella sede dell’ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere (Usrc). I sindaci minacciano “azioni forti”.

Stante le attuali condizioni senza la possibilita’ di proporre emendamenti alla legge di stabilita’ al Senato, la Ricostruzione dei nostri territori puo’ subire una battuta d’arresto definitiva. I sindaci del Cratere hanno sempre dimostrato una grande responsabilita’, anche in momenti difficili, cercando sempre di risolvere i problemi con il dialogo, ma se la situazione politica nazionale portera’ ad una penalizzazione del nostro territorio, saremo costretti a porre in atto azioni forti per difendere la nostra popolazione – si legge nella nota -. Il tavolo di Coordinamento, a nome dei 56 sindaci del cratere, ha invitato tutti i parlamentari abruzzesi ed il vice-presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, ad una riunione operativa, prevista per lunedi’ prossimo a Fossa presso la Sala Aree Omogenee dell’Usrc, “al fine di individuare azioni comuni ed assunzioni di responsabilita’ rivolte a risolvere la grave situazione di stallo in atto e la mancanza di previsione di risorse necessarie“.

Uno dei punti principali, sul tappeto da tempo e all’attenzione dei due coordinatori, Francesco Di Paolo e Sandro Ciacchi, e’ la questione dei 56 co.co.co. che gestiscono le pratiche di ricostruzione nei 56 comuni del cratere del terremoto dell’Aquila. “Manca la copertura finanziaria per i dipendenti a tempo determinato dei comuni – si legge ancora nella nota del tavolo -, il necessario aumento delle spese per l’assistenza tecnica, i mancati introiti per l’anno 2017, non ultima la norma relativa ai sottoservizi. Se si considera che l’impegno finanziario legato a queste situazioni non supera i 10 milioni di Euro, allora la considerazione e’ che siamo di fronte ad un quadro desolante e preoccupante”.