Il 23 gennaio del 1812 avveniva negli Stati Uniti d’America un fortissimo terremoto, conosciuto come il sisma di New Madrid. La magnitudo di questo evento sismico è stata stimata dall’USGS (il servizio geologico americano) fra 7.0 e 7.8, quindi molto forte. Quello del 23 gennaio 1812 fu il secondo forte terremoto di una serie che era iniziata nel 1811 e che si sarebbe conclusa nel mese di febbraio del 1812. Ci furono almeno quattro terremoti con magnitudo intorno a 7.0, tutti nell’area fra l’Arkansas e il Missouri, lungo il fiume Mississipi.
I terremoti del 1811-1812 sono ben conosciuti dai geologi ma molto meno dagli americani; nella maggior parte dei casi gli americani ritengono che l’unica area sismica sia quella situata lungo la costa ovest, lungo la catena delle Montagne Rocciose, ed in particolare in California (dove è atteso da decenni il famoso Big One). Se da una parte è vero che la pericolosità sismica lungo la costa ovest è più forte, intesa come maggior probabilità che si verifichino terremoti, è anche vero che nell’area del Mississipi è presente una forte sismicità legata all’attivazione di antiche faglie. Si tratta di un fenomeno di sismicità intraplacca, cioè che avviene lontano dai margini tettonici.
La pericolosità sismica nell’area del Mississipi è ben nota ai geologi americani, che si attendono nuovi eventi importanti nei prossimi decenni. Nel 1968 si è verificato l’ultimo importante terremoto presso Illinois con magnitudo 5.4 Richter.
Negli ultimi anni la sismicità intraplacca negli USA è aumentata moltissimo nello stato dell’Oklahoma, legata molto probabilmente all’estrazione di idrocarburi con il metodo del fracking.







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