Non solo coriandoli e carri allegorici, alla Camera si sta valutando una legge ad hoc per riconoscere le manifestazioni del Carnevale come “bene culturale” italiano. Prima firmataria della pdl, assegnata alla commissione Cultura della Camera, è la deputata di Sinistra Italiana Lara Ricciatti di Fano, cittadina marchigiana che ospita un Carnevale le cui origini risalgono al Medioevo.
La particolarità delle manifestazioni carnevalesche italiane è il loro valore artistico oltre che storico. Si ricorda nella proposta di legge come “i carri allegorici realizzati dai nostri maestri carristi e dalle loro maestranze” siano tra “i più grandi e spettacolari al mondo e rappresentano l’ulteriore espressione delle capacità artistiche, organizzative e costruttive degli italiani”.
Ma sono ‘espressioni’ artistiche che costano. Per questo la legge propone, accanto a un riordino della normativa, anche finanziamenti: cinque milioni annui dal fondo Fus e lotterie nazionali collegate “ai carnevali dei territori individuati da un apposito decreto ministeriale”. I Carnevali rivestono un ruolo storico “nella tradizione italiana e popolare”, tanto che “la storia del carnevale e la storia del nostro Paese sono indissolubilmente connesse”. Ma c’è anche un aspetto economico: “le manifestazioni legate al Carnevale -si legge nella proposta di legge di Sinistra Italiana- rivestono un insostituibile ruolo strategico per le economie locali, attirando ogni anno migliaia di turisti e rappresentando, pertanto, anche un importante volano di sviluppo economico per quei territori ove si svolgono, soprattutto grazie alle attività di lavoro e all’indotto commerciale e amministrativo che sono capaci di generare”.
La fama di alcune di queste manifestazioni, si ricorda, “travalica i confini nazionali, basti pensare al carnevale di Venezia, al carnevale di Viareggio, al carnevale di Fano, la cui genesi si perde nei secoli e che vanta il primato di essere il più antico e popolare d’Italia risalendo al 1347 il primo documento noto nel quale sono descritti festeggiamenti in città della tradizione carnevalesca, o a quello di Acireale, di Putignano, di Cento o ad altri ancora”.
Nonostante tutto questo, le manifestazioni del carnevale non sono ancora riconosciute “a pieno titolo tra i beni culturali del nostro Paese” e da questo “deriva un quadro precario e frammentario di norme che non è in grado di garantire stabilmente un flusso costante e adeguato di risorse finanziarie”. Una carenza di normative e risorse adeguate che ha legato la sopravvivenza della manifestazioni carnevalesche soprattutto all’iniziativa della amministrazioni locali con “proventi derivanti da iniziative promozionali, dalla vendita di prodotti di merchandising e da riffe e agli sforzi collettivi messi in campo da enti locali, da comitati promotori e sponsor”.
Di qui la proposta di Sinistra Italiana per uno “stanziamento annuale pari a 5 milioni di euro, da far confluire nel Fondo unico per lo spettacolo (Fus)” e poi “l’indizione annuale di lotterie nazionali collegate ai carnevali dei territori individuati da un apposito decreto ministeriale sulla base delle domande di abbinamento avanzate dalle amministrazioni locali interessate”. (AdnKronos)
Carnevale: non solo coriandoli ma patrimonio storico, la Camera studia una legge ad hoc


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