“Si avverte un dolore forte e pervasivo nel cuore dei parenti e della comunità. Una sofferenza così alta provoca un blocco espressivo, la si avverte ma non riesce a dirla, ci si esprime più con i gesti e le parole vengono difficili. Una serie di eventi traumatici si è abbattuta sul nostro territorio e sulla nostra gente. Una domanda ci raschia l’anima, perché? Perché ora? Perché così? Perché ora? Interrogativi che vanno rispettati lasciandoli risuonare nel silenzio dell’anima senza risposte banali e fuorvianti non esistono anestetici capaci di sopirli. Occorre sostare con fede davanti al mistero lasciando che sia Dio e lui solo a dare la risposta”. Sono le parole dell’arcivescovo Giuseppe Petrocchi nell’omelia al funerale di 4 delle 6 vittime dell’incidente che ha coinvolto un elicottero del 118.
“La morte rappresenta un distacco doloroso ma anche un approdo nella parte celeste. Questi fratelli sono sicuro che hanno già ottenuto il passaporto per il Paradiso. Non sono vissuti invano perché di quello che hanno fatto in vita nulla sarà perduto. Il loro sacrificio non è muto ma parla anzi alza forte la sua voce”. ”Specialmente in questi giorni crocifissi Dio parla abruzzese. Ho sentito la sua voce in dialetto e in toni commossi quando ho sentito le voci degli anziani e delle popolazioni stremate dei nostri paesi. Mai questa terra si è piegata ha sempre trovato la forza di rialzarsi e ricostruire il proprio futuro. Ora le nostre comunità hanno bisogno di respirare speranza perciò servono leggi lungimiranti e stanziamenti economici adeguati dando segnali di prossimità duratura e non solo assistenza durante l’emergenza. Urgono tempistiche rapide e massima cura perché complessità non diventi complicazione, la pluralità non diventi groviglio. E’ al loro che dobbiamo questa attenzione”. Cosi’ l’arcivescovo Petrocchi lanciando un appello alle istituzioni nel corso della sua omelia.
