Emergenza Neve e Terremoto: il modello-L’Aquila, la protezione civile smantellata e le verità di Bertolaso

E’ un uomo del fare Guido Bertolaso. Ha guidato la protezione civile dell’Italia durante alcune delle più grandi emergenze del Paese, e l’ha fatto in modo egregio e brillante. Superando criticità assolute, trovando soluzioni ai problemi, lavorando in silenzio dalla parte dei cittadini. Tra queste, la più grande: il terremoto del 2009 a L’Aquila. Sono passati quasi otto anni, oggi tutti sono costretti a rivalutare quel sistema di ricostruzione tanto vituperato. Possiamo parlare di “modello L’Aquila“: furono abbandonate le zone a più alto rischio, e venne realizzata una serie di gradevoli “new town” in appena 100 giorni. Poco più di tre mesi. Furono realizzate 5.653 abitazioni, 4.449 in muratura, 1.204 in legno per circa 25 mila sfollati (più del doppio rispetto a quelli del terremoto di questi mesi).

l'aquila CaseNon un unico grande “ghetto”, come lo definì qualcuno abbagliato dalla lotta politica, ma 19 piccole “new town” sparse intorno alla città, la più vicina a poche centinaia di metri dal centro storico la più lontana a quindici chilometri, quasi alla pendici del Gran Sasso. Non sono case di edilizia popolare, ne’ palazzoni. Sono edifici residenziali molto gradevoli, bassi, massimo a tre piani con grandi finestre, ampie zone verdi, tanti parchi giochi, campetti sportivi, rifiniture in legno e acciaio e alimentazione green grazie ai pannelli solari.

l'aquila progetto caseDentro appartamenti piccoli, massimo 50, 60 metri quadrati ma con tutto il necessario per vivere dignitosamente, dal televisore al frullatore alle piastre elettriche in cucina. Ma soprattutto si tratta di palazzine che sono state realizzate con criteri antisismici, tanto che molti che ancora abitano lì non hanno alcuna intenzione di tornare nelle vecchie case. Perché si sentono più sicuri. Anche gli ultimi terremoti che hanno sconvolto Amatrice e Norcia qui sono stati sentiti in maniera violenta. Ma le case non hanno avuto alcun tipo di danno, a differenza di altre. Neanche una crepa grazie alle “piastre” su cui sono appoggiate. Costruzioni a norma, un modello vincente.

il_presidente_consiglio_silvio_berlusconiSi chiamava “progetto C.a.s.e. e oggi ci sono ancora 9.000 persone ospitate nelle strutture. Altre 2.000 sono nei moduli abitativi provvisori. E’ stato un modello di ricostruzione vincente, ideato da Bertolaso e poi vituperato soltanto per attaccare personalmente la figura di Berlusconi che tanto fastidio dava all’Italia “politicamente corretta”, quella che negli ultimi sei anni dopo Berlusconi è stata governata da 4 premier diversi ma nessuno eletto dal popolo. E adesso in quelle abitazioni di L’Aquila il rischio è che ci finiscano i clandestini.

Il Presidente del Consiglio Berlusconi presenta il logo del prossimo Summit G8 che si terr? a La MaddalenaOggi abbiamo una protezione civile smantellata, con la ricostruzione dell’Italia centrale che sembra tornata all’antica: ci si accanisce nella volontà di preservare gli antichi borghi arroccati sulle montagne, senza fare i conti con la verità più drammatica ma sostanziale. Bisogna abbandonare quei Paesi, se si vuole vivere in sicurezza. Sono borghi densi di storia ma privi di standard di vivibilità.

bertolaso (1)Bertolaso, dicevamo,  un uomo del fare. Stamattina ai microfoni di Radio Cusano Campus ha spiegato: “Tantissimi mi scrivono chiedendomi aiuto e non c’è nulla di più difficile che dover essere inerme e fermo ad assistere a questo genere di situazione. Vorrei essere l’ultimo dei volontari per dargli una mano. Oggi siamo tutti terremotati. Sono stato tante volte ad Amatrice e nelle zone colpite dal terremoto, ma l’ho fatto di notte, in incognito, per non essere riconosciuto e affinché nessuno strumentalizzasse la mia presenza“.

bertolaso_guidoPoi l’affondo (sacrosanto) sulla gestione della protezione civile: “Nominare Errani come commissario della ricostruzione è stata una sciocchezza che ha fatto Renzi in periodo pre-referendario per questioni di alchimia e chimica politica. Ha tirato fuori dal cappello questo commissario per la ricostruzione mentre il territorio era assolutamente in piena emergenza. Parlare di ricostruzione in questa fase è ridicolo e offensivo nei confronti della popolazione. Aver creato subito una struttura che si doveva occupare della ricostruzione ha destabilizzato la linea di comando e di controllo. Non si vuole accettare nel nostro Paese che ci sia una singola persona che decida, impartisca degli ordini, si assuma delle responsabilità, ci metta la faccia. Questo non è accettabile in Italia perché ognuno vuole essere un capetto di sé stesso e non sopporta che qualcun altro possa impartire delle direttive e degli ordini che devono essere eseguiti immediatamente. Questo non si può accettare in Italia. La Protezione civile di Bertolaso è stata distrutta tirando fuori delle accuse ridicole proprio perché non si poteva accettare che ci fosse questa gerarchia, che invece quando c’è una emergenza è l’unica soluzione possibile. Curcio e Errani – ha detto ancora Bertolasosono due galli in un solo pollaio. Io al posto di Curcio non avrei mai accettato una cosa del genere, evidentemente Curcio è costretto ad accettare questo genere di condizionamenti perché si trova in una situazione di difficoltà e di debolezza rispetto a quello che era il mio ruolo. L’autorità è una cosa, l’autorevolezza è un’altra. L’autorevolezza si conquista sul campo, non te la regala nessuno. Se tu sei in grado di poter essere credibile e operativo puoi criticare e contestare varie scelte politiche, altrimenti ti adegui e poi ne subisci le conseguenze“.

bertolaso (4)A giudizio di Bertolaso, il premier Gentilonideve trovare una figura di primaria importanza, possibilmente un ministro con pieni poteri, tipo quello delle infrastrutture, della difesa o dell’interno, lo deve piazzare nel cratere del terremoto e deve dargli modo di dare ordini a tutti. Ognuno deve obbedire ad un piano operativo stabilito da un personaggio super partes che ci mette la faccia e si assume la propria responsabilità. E’ una situazione – ha concluso Bertolaso parlando più in generale dello sciame sismico che da agosto affligge il centro Italia- drammatica e anomala, difficile da valutare in questa fase. Nella storia del nostro Paese delle sequenze sismiche così forti, così continue, in una zona geografica abbastanza limitata, sono un fatto che non si era mai rivelato. E’ un fenomeno da studiare con grande attenzione per cercare di capire cosa potrebbe accadere in futuro“.

LaPresse/Stefano Costantino
LaPresse/Stefano Costantino

Bertolaso punta il dito contro uno “Stato assente“. “Abbiamo, forse, toccato il punto più basso. E ora occorrono visione e serietà“. Uno Stato, prosegue, “che condanna la nostra gente a delle condizioni da terzo mondo. Tutti gli uomini impegnati sul campo stanno facendo i miracoli“, sottolinea, “ma il corpo non funziona se non funziona la testa, e non possiamo ignorare che stiamo assistendo ad una situazione inaccettabile, figlia delle scelte sbagliate adottate nei mesi scorsi. Da quando, cioè, l’ex premier Matteo Renzi in occasione del sisma di agosto, per dar parvenza di efficientismo ha nominato, ancora in fase di piena emergenza, Vasco Errani commissario alla ricostruzione“. Così, sostiene ancora Bertolaso, “è stata disarticolata la linea di comando e di controllo della Protezione Civile, complicando, di fatto, il lavoro del povero Fabrizio Curcio, perché e’ stato creato un vertice ‘bi-cefalo’, con una figura tecnica e una politica“.

Molto interessante la riflessione dell’ex Sindaco di Roma Gianni Alemanno: “il disastro che ha colpito le popolazioni del centro Italia per l’effetto congiunto del maltempo e del terremoto ha messo a nudo una realtà che siamo stati tra i primi a denunciare. Finita l’epoca di Bertolaso la Protezione Civile nazionale e’ stata di fatto smantellata, scaricando sui Sindaci e sulle Regioni troppe responsabilità. Non e’ colpa degli uomini e delle donne della Protezione civile italiana e dei loro ottimi dirigenti, ma senza risorse e senza poteri effettivi questa struttura non riesce a dare il supporto immediato e potente che serve ai territori colpiti dall’emergenza. Non solo: i vincoli europei sugli investimenti e sul Patto di stabilita’ impediscono alle strutture pubbliche centrali e periferiche di fare quella necessaria manutenzione per prevenire i rischi sismici e idrogeologici e per dotarsi di adeguate strutture per fronteggiare il cambiamento climatico. L’Italia rischia in questo modo di andare in pezzi pagando un costo altissimo in termini di vite umane, di disagi per le popolazioni e di distruzione del tessuto economico. Il primo grande contenzioso da fare con l’Unione europea e’ quello di escludere dai vincoli dell’Euro tutti gli interventi necessari non solo per l’emergenza, ma per la ricostruzione e la prevenzione. Insieme a questo va ridata alla Protezione civile tutta quell’operatività giuridica e strumentale per essere pronta a intervenire adeguatamente in ogni circostanza. Chi non fa questo si intesta la responsabilità politica e morale di abbandonare l’Italia al disastro“.