Quando la valanga li ha travolti erano seduti su un divanetto di vimini e proprio in quel divanetto i vigili del fuoco sono riusciti a creare un buco per tirarli fuori per i piedi. Giorgia Galassi e Vincenzo Forti sono due degli undici “miracolati” della tragedia dell’hotel Rigopiano, come si sono definiti i due ragazzi di Giulianova. “Eravamo in sala tè, accanto al camino, come ci avevano consigliato di fare perche’ quella era la parte piu’ sicura dell’ albergo: abbiamo sentito un boato, abbiamo pensato di nuovo a un terremoto ma in un baleno ci siamo ritrovati sotto alla neve”. I fidanzati nel pomeriggio di martedì 17 gennaio sono stati accompagnati da uno spazzaneve che ha permesso loro di arrivare all’albergo, dopo una sosta forzata di circa un’ora per strada al blocco della polizia locale.
Il mattino dopo, il 18 gennaio, il terremoto, sentito forte, che ha terrorizzato gran parte degli ospiti: “Io piangevo – dice Giorgia – e alcune signore mi rassicuravano”. “Io avevo le valigie in macchina – ricorda Vincenzo – volevo andare via”. “Loro ci tranquillizzavano – prosegue Giorgia – e ci hanno detto di aspettare nella sala grande. Valanghe? No nessuno ci ha pensato e nessuno ce lo ha detto che poteva esserci il rischio”. L’enorme massa di neve li ha trascinati in tre, sotto una bolla d’aria, loro due e Francesca Bronzi, la fidanzata di Stefano Feniello che purtroppo non ce l’ha fatta: “Non vedo Francesca da quando ci hanno tirati fuori ma devo vederla al più presto. Penso sempre a lei”. Cinquantotto ore trascorsi stretti l’uno all’altro (“mangiavamo il ghiaccio e lo dividevamo”, “abbiamo sofferto maledettamente la sete“) , al buio, soltanto nella prima ora con la luce del telefonino: “Non abbiamo mai avuto paura di non farcela – ripete Giorgia – non abbiamo pensato mai a questo senno’ impazzisci. Sapevamo che qualcuno sarebbe comunque arrivato”.
Nel buio solo le loro voci, ma anche “della moglie di Parete e del bambino e niente altro“. E quando la voce è stata diversa, hanno sentito pronunciare ‘Mauro’: “abbiamo urlato di gioia. Erano arrivati”. E cosi’ ‘Checco’ il pompiere toscano che li ha sorretti e parlato con loro, resta nei loro cuori un po’ più di tutti gli altri: “La frase che ripeteva non la dimenticheremo: ‘noi siamo qui e non ce ne andremo fino a quando non vi portiamo fuori’. E la prima cosa che abbiamo detto e’ stato il nostro nome: “Sono Giorgia – ho urlato – e sono viva. Vi prego date i nostri nomi al campo base, ho implorato perche’ sapevamo che i nostri genitori erano in ansia per noi”. Come protagonisti di un film, un film che “ci ha cambiato la vita. Io pensavo di conoscermi – ha concluso Giorgia – e questa esperienza mi ha fatto apprezzare ancor di più la vita. Non potrebbe essere altrimenti, dopo aver abbracciato la morte”.
