La speranza talvolta si nasconde al di là di un ultimo muro da abbattere. Come sta accadendo in queste ore all’hotel Rigopiano. Sono stati giorni intensi, giorni di paura, polemiche, ma anche di sacrifici e di miracoli. Miracoli, dal latino miraculum: cosa meravigliosa, evento inaspettato. E non può essere che definito tale l’operato dei Soccorritori e dei Vigili del Fuoco che, a dispetto delle previsioni e degli errori precedenti, hanno tenuto viva la speranza lottando per farsì che la vita avanzasse di un passo alla morte. La risposta ad ogni domanda si è rivelata nella loro voce, rotta dall’emozione, e nella loro energia, instancabile, tenace, coraggiosa. Adesso però, le speranze di trovare sopravvissuti si affievoliscono. E si riducono ad un muro: è dietro quel pezzo di cemento che si annidano buona parte delle speranze dei soccorritori, che da giorni si alternano su quel che resta dell’hotel Rigopiano cercando disperatamente qualcuno ancora in vita sotto il cumulo di neve e macerie.

Ieri il recupero dei tre cuccioli di pastore abruzzese ha rianimato questi uomini che da tre giorni recuperano soltanto cadaveri: quello di una donna è stato recuperato ieri pomeriggio, si trovava in una stanzetta vicino alla cucina; quello di un uomo, individuato l’altro ieri, è invece ancora incastrato là sotto. Altri sono stati trovati tra la notte e le prime luci dell’alba. Ormai i morti sono quattordici. E i dispersi ancora 15. Il muro è quello che separa la cucina dal bar, un muro portante di 80 centimetri di spessore nel quale i vigili del fuoco stanno cercando di aprire un varco: dopo aver controllato tutta la zona dove prima della valanga c’era la hall, hanno ispezionato il centro benessere dove – in due ambienti diversi – sono stati salvati prima Adriana Parete e suo figlio Gianfilippo e poi i tre piccoli Edoardo, Ludovica e Samuel. Adesso, dopo aver verificato che quella che erano le stanze prima delle cucine sono ridotte ad un cumulo di detriti, non restano che quei due locali: la cucina e, soprattutto, il bar.
“Dobbiamo entrare lì dentro, è l’unica zona del corpo centrale dell’hotel, quella dove presumibilmente era la maggior parte delle persone, dove ancora non siamo arrivati. Speriamo che sia integro” affermano i soccorritori. In verità ci sono anche le camere da ispezionare, ma la maggior parte sono state travolte dalla violenza della valanga e dunque, se qualcuno era ancora lì dentro, è davvero difficile trovarlo ancora in vita. Le immagini d’altronde non lasciano molto spazio all’immaginazione: il tetto ha schiacciato i piani uno sull’altro e proprio lì dove si trovavano le stanze adesso è rimasto soltanto un cumulo di macerie. Il bar, dunque. Se lì dentro è rimasta una sacca d’ossigeno, in teoria c’è anche lala possibilità che ci sia qualcuno ancora in vita.