In riferimento ad alcuni articoli di stampa, il Commissario dell’Autorità di Bacino della Regione Abruzzo, Luciano Di Biase, ha ritenuto opportuno fornire, con una nota, i seguenti chiarimenti: “Il Piano Frane della Regione Abruzzo (detto comunemente PAI) è uno strumento di pianificazione a vasta scala e sovraordinato, in continuo aggiornamento per il naturale evolversi dei fenomeni di dissesto idrogeomorfologici“.
“Il Piano è stato adottato nel 2005 ed approvato nel 2008; interessa un territorio di circa 8500 Km2 e comprende 272 Comuni tra Abruzzo e Molise”. “Il PAI individua sul territorio di competenza una serie di processi geomorfologici riconducibili a fenomeni gravitativi di versante che interessano terreni e rocce (frane) cui è associato un determinato livello di pericolosità”. “Il PAI non contempla, quindi, livelli di pericolosità correlati a processi valanghivi, fenomeni significativamente diversi dalle frane: pertanto non è lo strumento utile per le valutazioni del rischio da valanga”.
“La carta geomorfologica del PAI, in località Rigopiano, non riconosce alcun corpo di frana, ma unicamente una ‘conoide alluvionale attiva’; una conoide alluvionale è un deposito sedimentato da un corso d’acqua in corrispondenza dello sbocco di una valle”. “Tale elemento geomorfologico, pertanto, non è correlato a processi gravitativi e, per tale ragione, al simbolo di ‘conoide alluvionale attiva’ non è associato alcun livello di pericolosità”. “Resta fermo – ha concluso Di Biase – che, essendo la carta geomorfologica una delle cartografie maggiormente significative ai fini della pianificazione territoriale, il simbolo di ‘conoide alluvionale attiva’ va inteso come un elemento di attenzione per studi a scala di dettaglio e a carattere puntuale”.
