Il freddo di questi giorni rischia di compromettere l’intera filiera del cedro, che in Calabria si concentra sulla costa tirrenica cosentina. Lancia l’allarme il presidente del Consorzio del cedro di Calabria, Angelo Adduci. Si teme che le piante debbano essere abbattute a causa dei danni prodotti dalle temperature rigide. “Con una temperatura di quattro gradi sotto lo zero – spiega Adduci all’Agi – il cedro muore. Il gelo, che in questi giorni ha toccato i 6 gradi sotto lo zero, ha irrimediabilmente compromesso la raccolta dei prossimi anni, mettendo in difficoltà tutta la filiera con evidenti ricadute su tutto il comparto economico produttivo della riviera. Abbiamo chiesto ai sindaci, alle associazioni di categoria e al presidente della Regione di avviare la procedura per la richiesta dello stato di calamità naturale, ma chiediamo anche che la problematica del cedro sia affrontata con le specificità richieste dal caso”.
Negli ultimi anni, l’economia legata al prezioso agrume ha fatto registrare segnali di ripresa, anche per mezzo dell’interesse dell’industria gastronomica, dolciaria e farmaceutica, ed alle potenzialità del mercato estero, con richieste giunte dall’Europa, dagli Usa e dalla Cina e buone prospettive apertesi in Russia. La produzione ha il suo punto di forza nella fascia costiera che da Tortora a Sangineto, nel Cosentino, la “riviera dei cedri” lungo la quale operano circa 300 produttori con oltre 90 ettari coltivati. In condizioni normali, la coltura trova qui il suo microclima ideale. Negli anni Trenta del secolo scorso la produzione cedricola raggiunse la sua massima espansione con 80.000 quintali; oggi invece è tra i 7.500 e i 15.000 quintali secondo l’annata. L’obiettivo del consorzio è quello di arrivare a produrre almeno 40.000 quintali all’anno, ma gli ultimi eventi rischiano di pregiudicare ogni progetto di rinascita.
