“Il rischio di meningite da meningococco può e deve essere contrastato con le vaccinazioni e, in caso di infezione, con la ricerca delle persone entrate in contatto con l’ammalato che vanno sottoposte a chemioprofilassi. Non esiste il rischio che gli sbarchi di migranti, che interessano le coste italiane, possano far aumentare le possibilità di contagio”. Così il sottosegretario alla Salute, Davide Faraone, rispondendo al Question Time alla commissione Affari sociali della Camera. “In Italia si verificano meno di 200 casi l’anno, non c’è un trend in aumento dei casi né una situazione di emergenza – ha aggiunto – e inoltre i sierogruppi più diffusi nel nostro Paese e in Europa sono il B e il C, mentre in Africa quello prevalente è quello A di cui, in Italia, si registrano casi sporadici ogni anno”.
Il sottosegretario ha ricordato che il nuovo Piano nazionale 2017-2019 “prevede la vaccinazione contro il meningococco B, lo pneumococco e l’Haemophilus influenzae di tipo B nel primo anno di nascita. La vaccinazione contro il meningococco di sierogruppo C nel bambino di 13 mesi. La vaccinazione dell’adolescente contro il meningococco dei sierogruppi ACYW-135. La vaccinazione dell’adulto di 65 anni contro lo pneumococco”. Inoltre per le vaccinazioni contro meningococco e pneumococco “è prevista l’offerta gratuita e attiva per i soggetti di tutte le età affetti da alcune condizioni di rischio specifiche, per i soggetti a rischio per esposizione professionale e per i soggetti a rischio per determinati comportamenti o condizioni”.
