Quando sono comparse le infezioni batteriche? Calcoli renali di 9.000 anni ne fa spostano la data

Sulla sponda del Nilo Bianco sono stati ritrovati i resti di un individuo vissuto 9.000 anni fa affetto da calcolosi batterica. I ricercatori dell’Università di Padova, attraverso uno studio, hanno ribaltato le antiche credenze sulla comparsa delle infezioni batteriche. La scoperta conferma infatti come alcuni agenti patogeni siano molto antichi, ed alcuni risultino databili persino a 65.000 anni fa, modificando in tal modo l’opinione prevalente che vuole l’origine di molte malattie che colpiscono l’uomo collegata all’avvento dell’economia di produzione, ossia al momento in cui sono aumentati i rapporti tra uomo e animale, spesso vettore di infezioni batteriche.

Nello specifico le analisi sono state condotte su tre calcoli della prostata, rinvenuti tra le ossa della pelvi, nel cimitero preistorico di Al Khiday, localizzato a 20 chilometri a sud di Omdurman, lungo la sponda sinistra del Nilo Bianco, nel Sudan centrale. I calcoli, due dei quali di rilevanti dimensioni (uno di 3 centimetri di diametro con circa 12-15 grammi di peso e uno più piccolo) sono stati indagati al microscopio a scansione elettronica e in diffrazione ai raggi X mostrando una struttura e composizione molto particolare data da cristalli di apatite e whitlockite.

L’individuo affetto da calcolosi è stato ritrovato nello scavo di un’area cimiteriale investigata per circa 1500 metri quadri dalla missione archeologica italiana diretta da Donatella Usai e Sandro Salvatori del Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani di Treviso, supportata scientificamente dalle Università di Padova, Parma e Milano, e con il contributo del Ministero degli Affari Esteri. Sino ad oggi questo luogo ha restituito 200 sepolture pertinenti a quattro diversi gruppi cronologici: pre-Mesolitico, Mesolitico, Neolitico e Meroitico.