Sequenziato il Dna della ‘trota dei Flintstones’, i resti fossili di pesci risalenti a 14mila anni fa e trovati in una grotta della Calabria. Lo Studio, coordinato da Vincenzo Caputo Barucchi, dell’università Politecnica delle Marche, e pubblicato su Plos One, aiuta a ricostruire i cambiamenti genetici di questi pesci che all’epoca vivevano anche nel Mar Mediterraneo. “Abbiamo analizzato il Dna di campioni di trote risalenti alla fine del Pleistocene – ha detto Barucchi all’ANSA – in un momento di grande cambiamento climatico dovuto all’ultima grande glaciazione”. I resti provengono dalla grotta del Santuario della Madonna, a Praia a Mare, abitata dall’uomo per migliaia di anni fino al periodo romano.
Dai frammenti di ossa i ricercatori hanno estratto piccole porzioni di Dna antico, sufficienti per avere molti dati di questi pesci ancora oggi presenti nei fiumi italiani. “All’epoca il mare era piu’ freddo e meno salato – ha spiegato – e c’erano le condizioni per le trote di potersi spostare anche nelle acque salate, dove crescevano molto di dimensioni. In modo simile ai salmoni”. Confrontando il Dna con quello delle popolazioni attuali sono emerse caratteristiche genetiche identiche a quelle delle trote del Marocco. Tale scoperta rivela l’esistenza all’epoca di flussi migratori in mare, comportamenti dunque molto diversi da un tipo di pesce che attualmente nell’area del Mediterraneo è un pesce esclusivamente di acqua dolce. “Gli stessi dati – ha concluso Barucca – ci stanno permettendo anche di ricostruire il Dna originario delle nostre trote, oggi fortemente inquinato da quello delle trote di allevamento rilasciate nei fiumi per il ripopolamento ai fini di pesca sportiva”. Uno dei prossimi passi dello Studio, in collaborazione col Museo Nazionale di Preistoria Luigi Pigorini e l’Istituto Italiano di Paleontologia Umana, sara’ quello di estendere il lavoro anche ad altri campioni fossili e ricostruire l’intero genoma delle trote.
