Smog, Legambiente Lombardia: “Politiche efficaci, dal 2017 occorre fare molto di più”

“Dal 2017 si deve fare molto di più nella lotta all’inquinamento dell’aria. Archiviato il 2016 come un anno ‘di transizione’ grazie al grosso aiuto dalla climatologia, e nonostante il ripetersi di un implacabile dicembre, le concentrazioni medie annue della Pianura Padana si sono mantenute lontane dai livelli terribili dei primi anni 2000, e in nessun capoluogo è stata superata la media annua di 40 microgrammi al metrocubo di polveri Pm10 indicata dalla Ue come limite perentorio. Sembrerebbe una buona notizia se, in realtà, quel limite è unanimemente riconosciuto come largamente insufficiente a tutelare la salute umana, e da tempo la Ue dovrebbe rivedere i propri parametri divenuti ormai obsoleti a fronte delle crescenti evidenze mediche della pericolosità dell’inquinamento da micropolveri”. Lo scrive in una nota Legambiente Lombardia, che traccia una sintesi dell’andamento dell’inquinamento in Regione nel 2016.

LaPresse/Piero Cruciatti
LaPresse/Piero Cruciatti

“Siamo ancora lontani dal poter parlare di risanamento atmosferico, tuttavia – si spiega – le tendenze di lungo periodo sono chiare, se solo si confrontano i dati dell’anno appena concluso con quelli del precedente decennio. Nel caso della città di Milano per esempio il 2016, con una media di 35,9 microgrammi al metrocubo di Pm10, è stato il secondo migliore (dopo il piovoso 2014) dal 2002, e la tendenza in calo è evidente dai dati storici raccolti dalla rete fissa di Arpa Lombardia nelle centraline milanesi”. Se per quanto riguarda la concentrazione media su base annua, nel 2016 non è stato segnalato nessuno sforamento delle norme Ue, “le cose vanno peggio – si spiega – per quanto riguarda i picchi, e l’appena concluso mese di dicembre (ma i pronostici meteo per gennaio non sono migliori) ce lo ricorda con prepotenza. E che siano proprio i picchi di inquinamento le occasioni in cui si osservano gli effetti sanitari più severi dell’inquinamento da polveri sottili, con gli aumenti di ricoveri e di mortalità, e anche in questo caso le norme Ue appaiono insufficienti, consentendo di superare per ben 35 giorni all’anno il livello di aria decisamente malsana corrispondente a 50 mcg/mc di polveri sottili. Qui le cose vanno davvero male per tutti: solo Sondrio, Lecco e Varese si mantengono entro il (troppo tollerante) limite Ue, tutte le città di pianura hanno avuto oltre 50 giorni di superamento nell’anno trascorso, e peggio di tutti è andata Milano, con ben 79 giorni di aria ‘fuori legge’. Anche in questo caso, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, parliamo di dati insoddisfacenti ma, comunque, in deciso miglioramento rispetto al recente passato, quando a Milano per esempio si arrivava ad avere superamenti, mediamente, un giorno su due. In ogni caso, anche al netto dei capricci climatici che hanno un ruolo importante nel determinare le variazioni annuali, anche dai dati sui superamenti è evidente l’efficacia, almeno parziale, delle politiche antismog fin qui sviluppate”.

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Per Damiano Di Simine, responsabile scientifico dell’associazione, “è importante proseguire con maggior determinazione e sistematicità considerando i benefici che non sono solo sanitari: ridurre il traffico e sviluppare l’offerta di mobilità collettiva significa migliorare le prestazioni complessive del sistema Lombardia e ridurre i costi dell’inefficienza delle reti di trasporto, ridurre le emissioni inquinanti significa anche perseguire necessari obiettivi di lotta al cambiamento climatico, di efficienza energetica e di riduzione della dipendenza dalle importazioni di idrocarburi. E in particolare, ridurre in modo sistematico e strutturale le emissioni significa prevenire gli episodi acuti di inquinamento e la necessità di misure di emergenza, che sono sempre e comunque tardive”.