“Ora che si è andato a riempire anche l’ultimo ‘spazio vuoto’ di quell’area colpita negli ultimi anni, possiamo solo sperare che i terremoti diminuiscano o cessino del tutto, ma non possiamo escludere la possibilità di repliche importanti. Se c’è una cosa che questi terremoti ci hanno insegnato è che non c’è una regola precisa e la sequenza di ieri ne è l’ennesima dimostrazione“. Così all’Adnkronos Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi. Peduto fa riferimento a un’area, colpita dai terremoti del 1997, del 2009 e del 2016, in cui “gli studiosi si aspettavano che qualcosa potesse succedere“; quella colpita dai terremoti di ieri “era l’unica zona, all’interno di quell’area, rimasta scevra da episodi epicentrali per cui c’erano la possibilità e il rischio che potesse succedere, ma siamo sempre nel campo delle ipotesi“. Ipotesi, dunque, e ancora molto da studiare e scoprire per comprendere davvero questi fenomeni; l’unica cosa davvero chiara a tutti “è la necessità di puntare sulla prevenzione, ma dopo il 24 agosto si sono fatte tante chiacchiere ma ci siamo fermati agli annunci. Mi riferisco a tutte le misure del contenitore Casa Italia, una specie di agenzia all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri in cui far confluire percorsi normativi e tecnici per arrivare a un piano di prevenzione, a mettere in sicurezza il Paese e a mettere in campo azioni sinergiche e sistemiche. Tutto fermo“, sottolinea il presidente del Cng. “Si devono stanziare fondi per mettere in sicurezza centri abitati – conclude Peduto – la cifra spesa in questi anni per riparare i danni è prossima a quella che servirebbe per mettere insicurezza il Paese. E’ quella l’unica strada da percorrere, poco importante se ci mettiamo 10, 20 o 30 anni“.
Terremoti Centro Italia, geologo: nell’area colpita “gli studiosi si aspettavano che qualcosa potesse succedere”


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